Lampedusa, CasaPound: partiti e aziende reclamano più immigrati

“Inchiodare alle loro responsabilità partiti e aziende che reclamano più immigrati”. Lampedusa, CasaPound Italia

Roma, 4 ott – “Scafisti e schiavisti hanno complici politici ben precisi che anziché fare la morale agli altri dovrebbero operare un serio esame di coscienza e rivedere totalmente il loro approccio alla questione immigratoria”. Lo afferma in una nota CasaPound Italia, commentando l’ultimo, gravissimo, dramma legato all’immigrazione dal Nordafrica. “La terribile tragedia di Lampedusa – afferma Cpi – non può non atterrire a causa del numero delle vittime, della loro sorte spaventosa e del fatto che fra di esse vi siano molti bambini. La politica, tuttavia, non deve limitarsi all’espressione di un ovvio cordoglio ma deve proporre soluzioni affinché cose del genere non accadano mai più. Ed è sconcertante notare come, al contrario, la politica persista nell’errore e anzi si getti su questi cadaveri per bassissime speculazioni ideologiche e vuoti esercizi di retorica”.

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CasaPound fa notare come sia “del tutto inutile parlare di politiche dell’accoglienza per una strage avvenuta in mare, ben prima che quelle persone potessero essere accolte o non accolte. Si tratta di parole d’ordine senza significato, quando qui ci sarebbe da ripensare l’intera gestione del fenomeno migratorio. Bisogna cominciare a inchiodare alle loro responsabilità tutti coloro che sfruttano gli immigrati e che da loro traggono vantaggio: imprenditori in cerca di nuovi schiavi, partiti di sinistra in cerca di nuovi elettori, chiese in cerca di nuovi fedeli, mafie in cerca di nuovi scagnozzi. A questi aggiungiamo anche gli entusiasti sostenitori della destabilizzazione del Nordafrica spacciata per ‘primavera araba’ che ha solo creato nuovi profughi e fatto saltare ogni filtro ai flussi migratori”.

CasaPound rifiuta anche “l’eterno ricatto morale del razzismo: nulla è meno razzista di un serio fenomeno di contrasto all’immigrazione. Far morire questi disperati a centinaia in mare, davanti alle coste di un Eldorado che non esiste, dove l’unica ‘solidarietà’ possibile è farsi sfruttare da malavitosi e imprenditori senza scrupoli che cercano manovalanza a bassissimo costo e senza tutele sociali: questo è il vero razzismo”

Sheyla Bobba

Classe 1978. Qualche titolo pubblicato qua e là parlando di questo e di quello. Inizio a lavorare con le parole quando ho 15 anni, in una redazione di un quotidiano locale: battevo i necrologi. Poi me li fecero scrivere. Ho scritto per la carta e poi mi sono innamorata del web writing. Ho costruito il mio primo (orribile) sito nel 2002, un .tk Nel 2012, dopo svariata acqua sotto i ponti e tante esperienze diverse ho fondato SenzaBarcode.it organo dell'omonima associazione. Gli obbiettivi principali sono: il diritto di tutti a fare informazione (ne consegue il dovere di tutti di informarsi) e il diritto alla conoscenza. Insomma, cosette. Nel 2019 (dopo 4 anni che ci rimuginavo, studiavo e prendevo coraggio) apro la webradio di SenzaBarcode: grazie a una meravigliosa squadra che credo mi trovi simpatica perchè proprio non mi molla. Il 2020 è l'anno della webradio, mi assorbe completamente (e io mi faccio assorbire per superare un anno a dir poco devastante). Tantissimi podcast, X numero di dirette e interviste, insomma l'esplosione. A gennaio 2021 grandi manovre per l'hosting: la webradio si sposta da una piattaforma esterna all'interno: i numeri salgono e salgono. A febbraio 2021 compilo questa biografia. Antipatica per vocazione. Innamorata di mio marito. Uno dei complimenti che preferisco è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

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