Racconto breve – La danza delle stelle (terza e ultima parte)

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La danza delle stelleLa danza delle stelle era ormai più viva che mai: i loro componenti si alternavano agli strumenti dando vita ad una specie di valzer paradisiaco. Come quelli che si vedevano nelle corti aristocratiche, e che ora, invece, chiamano “lenti”, e vedono coinvolti solo qualche anziano nostalgico. I giovani d’oggi sembrano avere quasi paura della lentezza, della levigatezza, del sentimento: tutto dev’essere frenetico, efficace, trasgressivo. Samuele, il fratellone di Emma, poteva essere messo su un piedistallo e presentato, “a mò” di sponsor televisivo, come la testimonianza vivente della gioventù odierna. I genitori gli concedevano qualsiasi sfizio, inconsapevoli degli effetti devastanti provocati da questo atteggiamento: alcool, divertimento, svago. Niente di estremamente malvagio: il divertimento fa parte della vita, ma l’esagerazione porta sempre alla distruzione.

Dopo tanti divertimenti e lussi, non riesci a coltivare alcuna passione, se non quella per la trasgressione: Samuele cominciò ad andare oltre la semplice canna, trascinandosi in un vortice di dipendenza da cui è quasi impossibile uscire. La droga, per lui, rappresentava un’ossessione, tanto da diventare un lavoro: il carcere, paradossalmente, si rivelò la sua salvezza. Emma, durante il suo percorso di formazione, si era resa conto, col passare degli anni, che le difficoltà non avevano fatto altro che temprare il suo spirito, dandogli consapevolezza di cosa fosse giusto e sbagliato per lei, e per le persone che gli erano attorno; Samuele e Chiara, evidentemente, non avevano avuto la stessa fortuna. Ma per i due fratelli, quella stessa fortuna rappresentava una sfortuna: una vita irta e piena di ostacoli… ma chi glielo faceva fare?

Però le stelle danzano per chi ha lottato, per chi ha sofferto, per le persone che hanno imparato a scegliere lo spartito giusto su cui incidere le proprie emozioni. E allora, quando lo spettacolo ha inizio, giunge con esso la felicità? Per Emma, era una felicità amara. Loro non c’erano ancora, tra il pubblico. Lei li aveva aspettati, aveva piena fiducia in loro. E invece niente: le sue sviolinate erano a tratti intense e violente, mentre in altre circostanze sembravano accompagnare la soave risalita nei cieli di uno stormo di piume volteggianti. Ma quella danza aveva assunto il sapore della malinconia, per uno spartito che sembrava scritto con le lacrime, non con il cuore. Le note gaie avevano un retrogusto amaro, quelle tristi pesavano ancor di più, come un milione di macigni.

E mentre le stelle danzavano come sempre, seppur con quel pizzico di tristezza e delusione, il loro sguardo si posò su quelle sagome: gli ospiti tanto attesi, finalmente, erano arrivati, ed il cuore di Emma subì il sussulto che lei tanto aveva desiderato. La sua fiducia, finalmente, era stata ripagata, e quel senso di incompletezza svanì totalmente tra le stelle danzanti, pronte a festeggiare sul serio, nel migliore dei modi. Quella sensazione di felicità, Emma, l’aveva attesa così tanto da esplodere in mille astri incandescenti: quell’energia emotiva, che sembra parta dallo stomaco fino a sfociare nei polmoni, diede alle sue braccia una forza indescrivibile, dove trasudava finalmente il meglio che una persona possa dare.

Le stelle sono stanche, adesso possono andare a riposare. Lo spettacolo, finalmente è finito, ed il primo pensiero di Emma è quello di raggiungere i suoi zii. <<Scusaci Emma, purtroppo abbiamo fatto un po’ tardi, colpa del traffico>> – sussurrava la tenera zia Adele, che avrebbe voluto anch’essa far vibrare quelle stelle con il suo violino, ma un disgraziato incidente stradale distrusse il suo braccio destro, e con essa, i suoi sogni. Ma non quello di vedere la sua nipotina raccoglierne l’eredità. <<È stato meglio così! La sorpresa è stata ancora più grande, sapevo che sareste venuti! Potevate farmelo sapere prima, dandomi almeno una certezza>>, rispose la dolce Emma con gli occhi velati dalle lacrime. <<Scusaci, volevamo farti una sorpresa, ma alla fine siamo arrivati tardi>> rispose dispiaciuto Zio Tommaso, direttore d’orchestra navigato ed affettuoso. <<Non m’importa, l’importante è che ci siete! Io sono una ragazza forte, ma senza di voi non sarei mai riuscita a raggiungere il mio sogno. Vi voglio bene!>> decantò Emma.

La danza delle stelle, però, era solo a riposo. Presto avrebbe ripreso il suo naturale percorso.

FINE

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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