Amministrazione di sostegno. legge 6/2004 - SenzaBarcode

Amministrazione di sostegno. legge 6/2004

amministratore-di-sostegno-bologna[1]Di fronte agli innumerevoli cambiamenti avvenuti nella società e nelle relazioni familiari della vita e il venir meno della funzione solidaristico- assistenziale, svolta nell’immaginario comune dalla famiglia, negli ultimi anni si è sempre più avvertita l’esigenza di dare aiuto a quelle persone che si trovano in situazioni di debolezza e, spesso, di solitudine.  Si è sviluppato un acceso dibattito in merito al ruolo ed ai compiti della famiglia nell’ambito della tutela dei soggetti deboli o privi di autonomia, con particolare riferimento all’assistenza nel compimento di attività giuridicamente rilevanti.

In questa prospettiva un rilievo particolare ha assunto la Legge n. 6/2004 la quale ha affiancato alle tradizionali figure di assistenza dell’incapace quali l’interdizione e l’inabilitazione, la cosiddetta amministrazione di sostegno. La finalità dell’ amministrazione di sostegno consiste “nel tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente”, dunque, l’essenza dell’istituto sta nel assicurare, una adeguata tutela al soggetto che, per effetto di infermità o menomazione fisica o psichica, si trovi nell’impossibilità anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

La normativa in esame non è andata esente da critiche, dando vita ad un intenso dibattito volto ad affermare l’incostituzionalità dell’istituto. Le critiche più accese  hanno riguardato soprattutto la scelta di non abrogare le norme che contemplano gli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione.

La giurisprudenza di merito non ha sinora attuato un’applicazione univoca delle norme sull’amministrazione di sostegno: ricorrente è in ogni caso la statuizione secondo cui il destinatario del provvedimento di amministrazione di sostegno deve mantenere, quanto meno in misura ridotta, una propria autonomia e capacità e, dunque, non si realizza una integrale sostituzione dell’amministrazione di sostegno al beneficiario, dato che la legge 6/2004 presuppone non già una incapacità, ma una impossibilità del beneficiario di provvedere ai propri interessi, non coincidenti con l’incapacità posta a fondamento dell’interdizione giudiziale e, quindi ha disciplinato interventi di sostegno alla persona, non già di integrale sostituzione della stessa.

Si è, inoltre, sostenuto che l’amministrazione di sostegno è una misura ordinaria da adottare a tutela dei soggetti con mera e non grave debolezza psichica o con menomazioni fisiche o psichiche tali da impedire loro un’ottimale cura dei propri interessi, specie se la persona non abbia patrimonio immobiliare, mentre l’interdizione giudiziale o l’inabilitazione possono essere disposte soltanto qualora la misura dell’amministrazione di sostegno appaia insufficiente per una congrua tutela della persona.  In questa prospettiva si ritiene che l’amministrazione non appare adeguata alle ipotesi di stato vegetativo e nelle ipotesi di coma, posto che la misura più idonea, in tali casi, è l’interdizione

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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