La mafia, piaga e potere del Paese - SenzaBarcode

La mafia, piaga e potere del Paese

La mafia, storicamente si fa risalire al dominio degli Asburgo di Spagna dell’Italia Meridionale: era un‘associazione di malfattori che decidevano gli affari da compiere, alle spalle del sovrano. In seguito, in Campania, la “gamurra“, diventò un potere nel potere, esercitato da un gruppo di nobili che frequentavano la corte del re e del regno di Napoli.

mafia

In tempi più recenti, dal dopoguerra ad oggi, la mafia, “Cosa nostra” o la “Camorra“, sono diventati sinonimo di associazioni a delinquere. In che senso? Nel senso che i componenti, assumono decisioni, organizzano traffici, in completa autonomia e senza il controllo dello Stato. Ecco, lo Stato non si deve seguire, lo Stato non esiste, non ci deve essere. Lo Stato è la forma più evoluta di organizzazione delle comunità civili e attualmente, sembra che sia in crisi questo termine. Il 2 giugno si festeggia la Repubblica e il tutto si è organizzato secondo un certa linea del risparmio, del rigore economico. L’ondata di pessimismo che inonda una parte di noi, induce a pensare che la ripresa sia lontana; che la disoccupazione aumenterà e che i nostri giovani, dovranno andare via dall’Italia. Perché ci siamo ridotti a queste considerazioni? Perché esiste la mafia del pensiero, quella che deve convincere a chiedere per avere un posto di lavoro. Quella che in passato, in Irpinia, ha favorito determinate persone con l’offerta di lavoro-politica- partiti. In particolare, un individuo famoso, creatore di una dinastia di figli, nipoti e pronipoti, ha distribuito in varie amministrazioni, persone di dubbia preparazione culturale: tanti hanno superato concorsi in cui già si conoscevano le prove scritte. Questo modo di fare, era poi esteso in tutta la penisola e dagli anni ottanta è sempre stato difficile trovare un lavoro. In questo momento storico, la crisi economica ha ridotto le nostre abitudini: compriamo alimenti scadenti, ricicliamo i vestiti e siamo alle soglie della povertà.

In questo contesto, la mafia, può insidiare i nostri bisogni e può divorarci. Mafia è non essere liberi dentro, mafia è farsi condizionare, mafia è asservimento al potere corrotto. Questa è la strategia vincente e occulta dell’organizzazione mafiosa: il laureato disoccupato, può essere reclutato, il padre di famiglia che deve sopravvivere, può essere reclutato, il politico che deve essere votato, può e non posso dire essere reclutato, sarebbe una ignominia.

Camus scriveva che “il mondo è senza senso e l’uomo deve motivare il senso di esistere…” e io noto che tutti noi siamo proiettati nell’indifferenza. La maggior parte di noi, ha disertato il voto e abbiamo deciso di stare a casa. Il nostro comportamento denota immaturità in quanto estraniarsi dalla storia della politica è non essere protagonisti della storia stessa. Non andare a votare è far progredire i soliti volti che ci hanno deluso. Ci deve essere qualcuno che si occupi di noi, al Comune, come in Parlamento e che tenga conto delle difficoltà che abbiamo.

La sbornia politica si concluderà tra qualche giorno e dovremo sperare di credere in persone che si impegnino sul serio e che un nuovo vento spinga la nave in un approdo favorevole.

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