Risposta alle accuse rivolte contro la Calabria.Lettera alla redazione

Risposta alle accuse rivolte contro la Calabria. Lettera alla redazione

Buongiorno,

la mia lettera questa mattina è dovuta ad un senso di profondo disagio e tristezza interiore per gli ultimi avvenimenti accaduti. Mi riferisco alla drammatica e brutale morte di Fabiana a Corigliano. Situazioni violente e tragiche che non dovrebbero mai avere luogo e futuro, come le altre forme di violenza che vengono ancor di più alimentate da lettere inviate a giornali dove sono discriminati i luoghi degli avvenimenti e anche tutti gli abitanti.

Sono calabrese e conosco a fondo la mia terra anche se da anni vivo a Milano. Ma non sono scappata come altri hanno scritto e fatto, per motivi credo personali; è semplicemente perché mi ritengo cittadina del mondo, figlia di un Dio che mi ha voluto su questa terra, che appartiene a tutti e allo stesso tempo a nessuno.

Maria Suppa
AMAREèAMORE. Maria Suppa olio e gesso su tela, 60×40. NO all’omofobia

Come ogni regione, anche la mia terra vive di tradizioni che a volte portano ad avere una mentalità ristretta, ottusa, dove la donna soprattutto è un essere sottomesso e schiavizzato, costretto ad una misera vita. Ma questo non accade fortunatamente ad ogni famiglia calabrese e soprattutto può essere, purtroppo, la realtà di ogni regione.

Quello che ho letto ieri sul web mi ha sconvolto e mi fa pensare che nulla mai cambierà se si vuole sempre e solo generalizzare, aumentando le tante forme di disagio sociale e relazionale!

 “Fabiana è cresciuta come tutte noi, sentendosi dire cittu ca tu si filmmina, non su così pi tia, fai silenzio, sei una donna non sono cose per te. Davide sarà cresciuto aspettando il suo battesimo del fuoco, la prima volta, quella che ti fa entrare al bar spavaldo a dire mo sugnu n’uomminu, ora sono un uomo, come se bastasse questo per essere cresciuto e aver trovato un ruolo in quella società”.

 Questa non è la mia Calabria!

Sono cresciuta in un piccolo paese dove la donna è rispettata come lo stesso uomo. Nella mia famiglia non ho mai sentito e vissuto certe violenze, infatti ho seguito i miei sogni e le mie ambizioni senza restrizioni e problemi. Mi ritrovo oggi ad essere liberamente un’artista, imprenditrice, scrittrice e soprattutto donna che ha voce! Perché in Calabria le donne parlano e agiscono!

Con questo non voglio nascondere i tantissimi casi malavitosi, di violenza, precarietà e d’ignoranza che la mia terra subisce. Ma credo anche che se avessimo uno Stato più presente, dove piuttosto che intascare, offrisse maggiore opportunità alle scuole e perciò ai ragazzi, facendoli crescere in un mondo con più valori, con più conoscenza, con una maggiore ambizione e voglia di fare, forse il tutto potrebbe cambiare… e potrei mai più leggere e sentire queste parole:

 “Per molti ragazzini calabresi, le donne sono oggetti che possono usare a loro piacimento. E quando qualche impavida eroina decide di ribellarsi e dire no, può partire il ceffone, il pugno, il calcio.”

Perché la violenza è soggettiva; è di anime malate e sole che andrebbero curate e condannate alla giusta pena.

Ci vorrebbe più controllo anche da parte dei mass media che nell’ultimo caso di violenza a Roma, non hanno fatto altro che ripetere che l’uomo che ha sparato è “un calabrese, ma incensurato”. Vorrei precisare che quando nasce un calabrese è una giovane vita con la fedina penale sicuramente pulita; non abbiamo nessun marchio addosso che ci contraddistingue sin dai primi vagiti come violenti e mafiosi.

Vi assicuro che tante volte ho dovuto spiegare a chi domande mi faceva, che la Calabria è anche una terra sincera, che non ha bisogno di polvere da sparo ma solo di un aiuto, di una mano, perché è terra dimenticata e derisa, dove tanta gente è cattiva ma tante altre anime sono angeli scesi dal cielo che fanno volontariato, gente onesta e lavoratrice, non omertosa come sempre si dice, perché denuncia la mafia e va avanti anche senza la presenza dello Stato… ed è comunque sempre facile giudicare quando si è fuori da certe storie.

Vorrei che il sud in generale, non fosse classificato solo come terra del male. Non si può generalizzare! Non è il singolo accaduto che può condannare chi campa e cerca di vivere nel bene. Non si può pensare di alimentare quelle forme di disprezzo e razzismo che già nel nostro paese esistono in gran quantità. Bisogna cambiare. Abbiamo bisogno di un bel paese che sia tutto uguale.

 NO al femminicidio NO alla violenza NO all’ignoranza !

Maria Suppa

www.mariasuppa.com

 

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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