Stalker: un braccialetto elettronico per fermarli

Un braccialetto elettronico per stalker e molestatori per arginare il fenomeno della violenza sulle donne. E’ la proposta del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri. Il braccialetto sarebbe destinato a chi è sottoposto a provvedimento interdittivo per evitare che lo stalker possa avvicinarsi alla propria vittima.

Stalker:un braccialetto elettronico per fermarli

Il braccialetto potrebbe essere una delle misure che il governo deciderà di adottare per ridurre il fenomeno della violenza sulle donne e del femminicidio. Ma allo studio ci sono anche altro provvedimenti. “Mi confronterò con i magistrati al fine di creare dei pool specializzati all’interno delle procure. Non dovrà mai più accadere che una persona indagata per reati così gravi possa tornare libera per errore come è accaduto a Reggio Emilia”, ha spiegato il ministro Cancellieri.

E poi ha aggiunto: “Parliamo di braccialetto per semplificare e dare l’idea di quello che dovrebbe essere lo strumento da utilizzare. Abbiamo la necessità di impedire a chi ha già mostrato comportamenti aggressivi di poter colpire e questa – al termine di un’approfondita indagine – potrebbe essere una soluzione efficace”.

Tra le misure allo studio di Cancellieri e del ministro dell’ Interno Angelino Alfano, riferisce il Corriere della Sera, c’è anche una modifica alla legge per prevedere larresto obbligatorio anche quando non viene presentata una denuncia da parte della vittima. Una misura che aiuterebbe le persone sottoposte a una violenza psicologica a reagire.

Gli atti persecutori, infatti, sono puniti dall’articolo 612 bis del codice penale con “la reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”. La norma ha però un limite: si procede solo di fronte “alla querela della persona offesa” che ha sei mesi di tempo dal momento del fatto per rivolgersi alle forze dell’ordine oppure alla magistratura. Proprio su questo si proverà adesso a intervenire con una modifica che invece dia all’autorità giudiziaria la possibilità di procedere d’ufficio anche se la vittima non ha presentato la denuncia. Se davvero il governo proporrà al Parlamento questa modifica, sarà sufficiente la segnalazione dei familiari oppure un referto medico per far scattare l’inchiesta e le eventuali misure interdittive per l’indagato.

Il femminicidio è un problema all’attenzione del governo e anche il ministro dell’Interno, Angelino Alfano ha annunciato la discussione nel primo consiglio dei ministri. Una prima risposta al progetto lanciato da Serena Dandini e Maura Misiti con il progetto “Ferite a morte”, un appello per convocare immediatamente gli Stati Generali contro la violenza sulle donne.

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