Congo, una guerra dimenticata

Tra le tante guerre che incendiano questa nostro martoriato pianeta (60 Stati coinvolti e 395 tra milizie, guerriglieri e gruppi separatisti in campo, cifre aggiornate al 2013) alcune, forse le più feroci, vengono trascurate dai media internazionali, forse perché non coinvolgono direttamente l’Occidente né dal punto di vista economico né dal punto di vista strategico.

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 Generalmente sono quelle in atto nel continente africano. A differenza della crisi siriana che mette in pericolo interessi internazionali o quella coreana che minaccia una possibile escalation nucleare, la guerra civile che sta sconvolgendo la Repubblica Democratica del Congo non mostra un eccessivo interesse da parte della stampa, cerchiamo di colmare questo vuoto. Innanzitutto questo è un elenco di tutte le milizie in contrapposizione all’esercito regolare. Fonte.

Repubblica Democratica del Congo: scontri tra esercito regolare e:

  • Lord’s Resistance Army (LRA) nate nel 1987 contro le forze armate congolesi e ugandesi
  • Popular Front for Justice in Congo
  • Independent Liberation Movement of the Allies conosciuto anche come (Nzobo ya Lombo)
  • Mai Mai Yakutumba (Milizia pro-governativa)
  • Mai Mai Gedeon alleato ai separatisti nella provincia meridionale del Katanga
  • Mai Mai Sheka
  • Mai Mai Hume
  • Mai Mai Kifuafua
  • Mai Mai Raia Mutomboki ha combattuto sia l’FDLR (esercito congolese) che i ribelli del FARDC
  • Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) o Forces Démocratiques pour la Libération du Rwanda (FDLR) o ex-FAR / Interahamwe
  • Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano (APCLS) o Alliance des patriotes pour un Congo libre et démocratique o Patriotic Alliance for Free and Sovereign Congo (APCLS) opera nell’area Masisi ad ovest di Goma
  • Patriotes résistants congolais (PARECO)
  • Truppe leali al leader militare Bosco ‘Terminator’ Ntaganda (che ha disertato dall’esercito congolese) hanno formato il gruppo armato il Movimento Marzo 23 (M23) che comprendono gli ex membri ribelli del National Congress for the Defence of the People (CNDP)
  • National Liberation Forces (FNL) ribelli burundesi, principalmente nel Sud Kivu
  • Congo Defence Front (FDC) Hanno combattuto i ribelli delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) all’inizio del 2012
  • Patriotic Resistance Forces of Ituri (FRPI) opera nella Provincia di Ituri vicino al confine con l’Uganda

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In queste settimane, nei pressi di Goma, cuore della regione mineraria destabilizzata da numerosi gruppi armati, regna una relativa tregua che ha permesso alla popolazione di tornare al lavoro e di riprendere una parvenza di vita normale, ma le recenti dichiarazioni del gruppo armato “Movimento 23 marzo” (M23) di taglio espressamente bellicoso, destano timori per il futuro.

Lo dice alla MISNA (Missionary International Services News Agency) dal capoluogo regionale del Nord Kiwu monsignor Louis Gonzague Nzabanita , vicario generale della diocesi di Goma. Il Movimento M23 è tutt’ora sul piede di guerra dopo che l’ONU ha dato ordine per il dispiegamento di una brigata d’intervento costituita da contingenti militari provenienti dal Sudafrica, Malawi e Tanzania. Questo contingente ha il compito di predisporre “operazioni offensive mirate” contro i ribelli attivi nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo, affiancando la già presente missione ONU (Monusco), il cui incarico è stato prorogato di un altro anno. Il capo poltico dell’M25, Bertrand Bisimwa, a sua volta comandato dai sultani Makenga, ha dichiarato che con le nuove disposizioni il Consiglio di Sicurezza ha “scelto di muovere guerra contro uno dei partner più favorevoli alla pace anziché intrattenersi a un tavolo di trattative diplomatiche come sostenuto dai negoziati politici di Kampala. Inoltre i vertici dell’M23 hanno iviato minacce in direzione di Pretoria e Dar es Salaam invitandoli a non autorizzare l’invio di truppe militari in Congo. Negli ultimi giorni sono state messe in circolazione voci che riportavano che circa 500 guerriglieri del Movimento M23 rifugiatisi in Rwanda dopo la rottura con la fazione di Makenga, sarebbero rientrati nel Nord Kivu per dare man forte alle forze che operano in quella zona.

A detta del Centro di Studi International Crisis Group, negli ultimi tempi di è messa in atto una vera e propria “riconciliazione” con i ribelli comandati da Bosco Ntaganda, dopo la sua resa a Kigali e in seguito deferito al giudizio della Corte Internazionale per i Crimini di Guerra. Secondo il quotidiano l’Avenir ora l’attenzione è puntata contro il presidente ruandese Saul Kagame, strenuo oppositore dell’intervento dell’ONU, il quale, oltre ad aver favorito la riconciliazione delle due fazioni dell’M25, avrebbe dato l’autorizzazione alla fuoriuscite dei ribelli a favore di Ntaganda con 2 missili Sam-7 di fabbricazione sovietica. Queste notizie, poco incoraggianti, si aggiungono a quelle, anch’esse poco rassicuranti che provengono da Kampala dove le trattative tra il Governo congolese e le milizie dell’M23 sono in una situazione di stallo. Dalle indiscrezioni che filtrano pare che il tentativo del re-inserimento degli ex-ribelli nei ranghi dell’esercito regolare, rischi di riprodurre la situazione verificatasi il 23 marzo del 2009 quando il CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo) di Ntaganda ratificò il trattato di pace con Kinshasa

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