In Italia 70.000 casi di aggressioni da parte di cani

Le statistiche sono agghiaccianti: nella sola Italia si registrano circa 70.000 casi di aggressioni da parte dei cani, cifre da guerra che lasciano pensare, una vera strage.

Quello che più lascia più spazio alla preoccupazione è che sempre più spesso si sente che sono proprio i padroni degli animali ad essere attaccati e le recenti notizie di cronaca ne sono la testimonianza. Come mai quel millenario rapporto che esiste tra l’uomo e questi animali si sta trasformando in un caso che acquista connotati di rilevanza sociale? Come mai il “miglior amico dell’uomo” ha deciso di ribellarsi a catene e museruole per diventare, a volte, un incubo che risveglia in noi paure ancestrali? Forse le risposte vanno ricercate nel modo in cui manteniamo il rapporto tra noi e questi, molto spesso, generosi animali.

E si, se la cronaca riporta l’attenzione sulle aggressioni che a volte provocano addirittura la morte

l’orribile morte direi, di chi si sente dilaniato, mangiato vivo, non dobbiamo dimenticare che nella maggioranza dei casi questi meravigliosi animali ci dimostrano la loro assoluta lealtà e disponibilità, gratuita e senza compromessi, disposti anche a dare la vita per i loro padroni. In compenso noi ne stiamo facendo dei frustrati obbligandoli ai nostri frenetici ritmi di vita e privandoli di quei minimi spazi di libertà che ne assicurano il giusto equilibrio comportamentale. Non tutti possono permettersi il lusso di un giardino dove il cane abbia un minimo di confronto con la natura, spesso li teniamo relegati in un appartamento costringendoli a svolgere le loro più naturali necessità negli spazi di tempo che il lavoro o gli impegni ci consentono.

Il cane è un animale gregario

ha bisogno di un capobranco che spesso identifica nell’uomo ed ha bisogno che questo capobranco sia coerente. Il cane ha bisogno di socializzare con altri membri della sua razza, magari non tenuto al distanza con un guinzaglio per paura che si “azzuffi”. Egli ha bisogno soltanto di un po’ di affetto e di qualche attenzione per essere felice, noi in alcuni casi lo adottiamo solo come status symbol, per farne sfoggio come si fa con un oggetto e quando, magari dopo anni, ci stanchiamo di lui, lo abbandoniamo sul ciglio di una strada o, peggio ancora, lo brutalizziamo crudelmente dimenticando che sono esseri sensibili. Non meravigliamoci dunque, se alle volte la natura si prende le sue rivincite e ricordiamoci che quando prendiamo con noi un animale ci impegniamo a stare con lui “fino a che morte non ci separi”

Un pensiero riguardo “In Italia 70.000 casi di aggressioni da parte di cani

  • 30 Giugno 2018 in 1:12
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    Usa toni troppo disneyani . Io ritengo che il solo detenere questi animali in casa denoti seri problemi psicologici. Personalmente da bambino ne desideravo uno. Poi si cambia
    Ma questa moda, alimentata da gente come la Brambilla e come la tipa del suo stesso partito che abrogò la lista di razze pericolose ritenendo che non esistessero, ha raggiunto proporzioni da delirio. Grazie a Canile 5 i padroni di cani, o il 98 % di loro, non sono neppure sfiorati all’ipotesi che il prossimo possa avere pareri e reazioni opposte ai loro in merito al loro peloso. E lo impongono, stupendosi , scandalizzandosi, scrivendo recensioni, nei sempre più rari casi in cui non viene ammesso nei posti. Purtroppo la politica non fa nulla per tornare indietro, ripristinare divieti,e proibire la circolazione nel territorio italiano di alcune razze e loro incroci. Dobbiamo aspettare a questo punto che passi la moda. Qualche sindaco si è svegliato

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