Scenari d'attacco della NATO in Siria

droni usaLa NATO ha annunciato un possibile intervento militare all’interno dello scenario siriano mentre l’Unione Europea ha deciso di prorogare per altri 3 mesi le sanzioni contro il regime di Damasco,   ma, dietro le forti pressioni di Francia e Regno Unito di allentare l’embargo sulle armi destinate ai ribelli. Ma quali sono i piani d’intervento che potrebbero essere adottati? Le ipotesi più plausibili sarebbero 3: la prima opzione sarebbe quella già adottata in Libia nel marzo 2011 con l’operazione “Odissea all’alba” ovvero unità della marina militare dispiegate nel Mediterraneo col compito di colpire obiettivi strategici, lasciando alle aviazioni britanniche e francesi l’incarico di bombardare l’interno per spianare l’avanzata dei ribelli già presenti sul campo (Washington ha già rifornito le milizie contrarie ad Assad con 3mila tonnellate di armi ufficialmente pagate dall’Arabia Saudita. A questo si potrebbero aggiungere i droni Predator che la Cia avrebbe predisposto nell’eventualità di un attacco in massa. Anche in questo caso la Libia fa testo: in quel conflitto infatti, gli Stati Uniti agirono con un attacco aereo lanciato dal mare colpendo con 110 missili Tomahawak senza dover impiegare forze di terra con grande soddisfazione del Pentagono per il successo ottenuto. La seconda ipotesi presa in considerazione sarebbe quella di lasciare alla Francia e al Regno Unito, già impazienti di entrare in gioco, il compito dell’attacco iniziale, ma questo comporterebbe l’invio di truppe terrestri con risultati imprevedibili, infatti si rischierebbe il coinvolgimento diretto degli Stati confinanti facendo di Damasco la NATO trascinando tutti in una “grande guerra”. La terza opzione sarebbe quella di sferrare un attacco coi missili Patriot posizionati in Turchia, ma questa possibilità è ostacolata dalla questione interna con l’opposizione curda, inoltre, visto che la Turchia si è posta come cuscinetto tra gli interessi europei e quelli islamici l’ipotesi che sia proprio questa Nazione a dare il via al conflitto appare piuttosto remota. Vi è una quarta possibilità però da giocare: un’azione più cauta che punti sulla no fly zone garantita dalla NATO nella speranza che il regime di Damasco cada prima di dispiegare tutto l’apparato militare a disposizione dell’Alleanza Atlantica.                                                                   

In ogni caso tutto è pronto, si attende solo la conferma di tutti i membri dell’alleanza in quanto, anche in caso della caduta o il ritiro dalla contesa da parte di Assad, il timore di una recrudescenza della guerra civile che già da due anni insanguina il Paese, costringe comunque l’Alleanza Atlantica ad un drastico intervento.

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