OFFSHORELEAKS: il giornalista Dragoni dice la sua.

L’uragano offshoreleaks, che sta coinvolgendo nomi prestigiosi di tutto il mondo, è stato oggetto di un’intervista, rilasciata al Sussidiario, da parte del giornalista, del Sole 24 Ore, Gianni Dragoni.

Offshoreleaks: Secondo il giornalista Dragoni lo scandalo non fermerà gli evasoriIl giornalista, del famoso quotidiano di economia, spiega come i dati della ricerca sui paradisi fiscali nascono da un’inchiesta giornalistica condotta in scala internazionale, con la collaborazione di oltre 30 testate giornalistiche e l’aiuto di 86 giornalisti sparsi in tutto il mondo.

Mette in risalto come l’offshoreleaks è, di fatto, una banca dati sull’evasione fiscale, di gran lunga superiore alla ormai famosa Wikileaks: in comune le due fonti hanno l’utilizzo della rete come mezzo per far fuoriuscire informazioni a riguardo. Dragoni allude, infatti, alla manovra di qualcuno che, nell’anonimato, ha trovato il modo per far esplodere, dagli archivi elettronici, le notizie.

Ma non è tutto, l’offshoreleaks offre molti più dati rispetto a Wikileaks, è in sostanza 162 volte più grande. “Porta alla luce – continua Dragoni – nuovi nomi di evasori!”. In Italia la testata giornalistica che porterà alla luce i 200 italiani coinvolti sarà l’Espresso, che come abbiamo visto in un mio articolo precedente, ha già dato delle piccole anticipazioni riguardanti l’offshoreleaks italiano.

Il giornalista del Sole 24 Ore, inoltre, ricorda come i ricchi evasori utilizzavano le società offshore per intestare patrimoni e occultare ricchezze al fisco, protetti dall’ombra dei paradisi fiscali, non accessibili al sistema dei loro Stati.

Ma non si limita a questo, riporta anche numeri e fatti: è un giro di affari di 32 mila miliardi di dollari, che ha coinvolto 130 mila correntisti e 122 mila società di 170 paesi, cifre importanti dunque, che sfidano, in alcuni casi, persino il Pil di molti Paesi.

L’offshoreleaks non è solo uno scandalo, precisa Dragoni, è anche un dato di fatto: dimostra quanto l’evasione fiscale ha preso piede ma, soprattutto, dimostra il modo sbagliato che si adotta per combatterla.

“Il problema non sono i mancati scontrini, ricevute o fatture, ma le grandi ricchezze, quei grandi patrimoni esportati illegalmente nella lista dei paradisi fiscali”. Non solo, come sappiamo l’offshoreleaks ha dato un duro colpo anche alle banche importanti, prima fra tutte la Deutsche Bank, banca importante tedesca e dell’Unione Europea.

Ad aggravare ancora di più la situazione, ricorda il giornalista, ci sono i paesi occidentali che stanno attraversando la crisi economica  che cercano soluzioni per uscirne e non riescono a fermare questo fenomeno di fuga dei patrimoni,  in quei paesi dove gli evasori vengono protetti dall’anonimato.

Purtroppo, ammette Dragoni, quando succedono questi scandali, se ne parla,  ma di fatto non vengono attuate misure  di controllo da parte dei Governi. La situazione rimane sempre uguale, mentre l’offshoreleaks dovrebbe essere d’input per costruire misure serie per fermare l’emorragia finanziaria in corso, soprattutto per far fronte alla grande crisi del mondo occidentale.

Quando gli viene chiesto:  in Italia che ripercussioni avrà questo scandalo? Dragoni risponde che ci sono già accertamenti in atto: ci sono controlli verso alcuni gruppi, come i Marzotto e i Valentino; la commissione tributaria ha già effettuato una multa superiore a 300 milioni di euro al gruppo Dolce&Gabbana, per un evasione dovuta a un’operazione in Lussemburgo; infine, ci sono indagini anche sul gruppo Bulgari.

Gli viene chiesto se fra i 200 italiani ci saranno nomi illustri e lui risponde testuali parole:

“Penso di si. Sono emersi già i nomi di alcuni commercialisti, che si sa sono lo specchio dei loro clienti, i cui nomi potrebbero essere molto importanti. Ma ricordo che nel processo in corso per l’eredità dell’avvocato Agnelli, la Procura aveva confermato la presenza di un nero all’estero di 1 miliardo di euro. Non ho, però, letto che siano state intraprese azioni di opposizione fiscale per il recupero di questa maxi evasione. I nomi importanti sicuramente ci sono, credo che le autorità già li conoscano in parte, ma di fatto, poi, non succede quasi mai nulla nei loro confronti!”.

Ebbene si, questa è l’Italia, magari ti mandano il bollettino per pagare il canone della Rai, che non hai ancora pagato e ti ricordano, che non pagandolo,  sei a pieno un evasore fiscale, ma poi c’è un nero di 1 miliardo … e amen.

Sheyla Bobba

Classe 1978. Qualche titolo pubblicato qua e là parlando di questo e di quello. Inizio a lavorare con le parole quando ho 15 anni, in una redazione di un quotidiano locale: battevo i necrologi. Poi me li fecero scrivere. Ho scritto per la carta e poi mi sono innamorata del web writing. Ho costruito il mio primo (orribile) sito nel 2002, un .tk Nel 2012, dopo svariata acqua sotto i ponti e tante esperienze diverse ho fondato SenzaBarcode.it organo dell'omonima associazione. Gli obbiettivi principali sono: il diritto di tutti a fare informazione (ne consegue il dovere di tutti di informarsi) e il diritto alla conoscenza. Insomma, cosette. Nel 2019 (dopo 4 anni che ci rimuginavo, studiavo e prendevo coraggio) apro la webradio di SenzaBarcode: grazie a una meravigliosa squadra che credo mi trovi simpatica perchè proprio non mi molla. Il 2020 è l'anno della webradio, mi assorbe completamente (e io mi faccio assorbire per superare un anno a dir poco devastante). Tantissimi podcast, X numero di dirette e interviste, insomma l'esplosione. A gennaio 2021 grandi manovre per l'hosting: la webradio si sposta da una piattaforma esterna all'interno: i numeri salgono e salgono. A febbraio 2021 compilo questa biografia. Antipatica per vocazione. Innamorata di mio marito. Uno dei complimenti che preferisco è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

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