Gentilezza, questa sconosciuta

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La gentilezza, ce la stiamo dimenticando. Questa sconosciuta dote, una volta valore fondante di ogni buona educazione, sta finendo sempre più nel dimenticatoio. Evitando le formalità che, diciamocelo, stanno sul gozzo un po’ a tutti, non è considerata nemmeno nella versione basic. Del tipo, se mi scontro con una persona, la gentilezza prevede un banale scambio parole, che possono variare dallo “scusi” al “che piacere essere finita sulla tua scapola, ecco il mio numero”. Invece, è più probabile che si dispensino o raccolgano insulti, sia diretti a chi ci ha, involontariamente, fatto ritardare di un secondo, che ai famigliari più stretti – meglio se di sesso femminile, cfr. madri sorelle mogli -.

Tutti talmente presi dai benedetti affari propri, che il rivolgere una parola gentile diventa uno sforzo sovraumano. Una delle fatiche da annoverare nell’ agenda di Ercole. I tanto fantomatici punti Paradiso, o bonus Karma, vengono gettati, e  persi per sempre, andati, lasciati, ignorati, per un risparmi di ossigeno.

Ecco, quindi, che sarà un simpatico vecchietto a decidere chi, tra te un baldo giovine, dovrà lasciargli il posto nella metropolitana delle 6.30 pomeridiane, notoriamente farcita di gente quanto il panino della nonna. Ed ecco che, se una persona cede il passo in una stradina stretta, apparirà come un eroe dei nostri tempi. O, magari, una gentile vecchietta intenerita dalla tua mozzarella light abbinata ai pomodori, ti farà passare avanti a lei, evitando di aspettare che svuoti un carrello che contiene una spesa in grado di sfamare un condomino.

Piccoli gesti, che migliorano il vivere quotidiano. Finiti però nel dimenticatoio, chissà per quale strano arcano. Ci ritroviamo, quindi, coi nervi sempre più a fior di pelle, mandando dove ci pare e piace più o meno chiunque si trovi malauguratamente sul nostro cammino, senza alcuna remora o pensiero. Eppure, basterebbe così poco per sembrare meno scorbutici, meno scontrosi, meno bestie e più umani.

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