Appello della figlia adottiva Maria Resini

Maria Resini, questo è il nome che mi è stato data al momento della mia nascita il 17 aprile 1950.

Sono nata al Policlinico Umberto I di Roma, precisamente presso la clinica  ostetrica di Via Lancisi, intorno alle ore 22 da donna che non ha consentito di essere nominata.  Dopo cinque giorni sono stata battezzata nella chiesa di San Francesco a Ripa, e poi trasferita al brefotrofio di Villa Pamphili. Sul registro dove è riportato il mio battesimo compare il nome di Maria Mazza quale madrina, stranamente si chiamava così una collega di lavoro della mamma adottiva, possibile un’omonimia a distanza di circa 4 anni? Età in cui sono stata adottata.

 maria resiniDel mio soggiorno a Villa Pamphili so ben poco solo quello che diversi anni fa mi ha confidato una zia, cognata della mamma adottiva, che era ostetrica, e cioè che la mamma naturale è rimasta con me in istituto per circa 10 mesi, per poi allontanarsi all’improvviso una notte. Dall’esame del diario di accrescimento, richiesto al brefotrofio, potrebbe essere vero, in quanto viene riportato, fino al febbraio 1951 allattamento materno, quindi ritornano i 10 mesi.

Nel luglio 1951 sono stata affidata ad una famiglia di Arce (Fr) a baliatico, e sono rimasta presso di loro fino ad aprile 1954 quando sono rientrata al brefotrofio di Roma e data in adozione lo stesso anno ad una coppia di Roma, Giuseppa Piazzai ed Ugo Montarso.

Ho trascorso una vita serena , non mi è mai mancato nulla, e mi è stato dato tanto affetto, comunque ho sempre percepito qualcosa di strano a cui per anni non sono riuscita a dare un nome. Sono stata sempre tenuta all’oscuro della mia adozione, sia dai genitori che dai parenti che frequentavo.

La certezza l’ho avuta quando ritirando un certificato di residenza leggo: proveniente da Arce, riferito all’anno 1954. Ho cercato di parlare con la mamma, all’inizio ha cercato di evitare una risposta diretta, poi ha ammesso, tra le lacrime, che i miei dubbi erano fondati e che sarebbe stato impossibile ritrovare le informazioni riguardo la mia nascita.

Questo accadeva intorno al 1970. Due anni prima era venuto a mancare mio padre, che anche se poco espansivo mi amava teneramente. Qualche giorno dopo la sua morte improvvisamente mi ricordai che un paio di anni prima lui mi volle vicina insieme a mia madre per mostrarmi una busta gialla chiusa dicendomi che lì erano contenuti dei documenti che mi riguardavano e che avrei potuto aprire solo alla sua morte. La busta la ripose dentro un cassetto della sua libreria, io non ho mai avuto la curiosità di sapere cosa potesse contenere, non potevo immaginare quello che poi sarebbe accaduto. Alla morte di mio padre, una delle prime preoccupazione della mamma fu quella di far sparire la busta gialla, e quando l’episodio di due anni prima mi tornò alla mente ed andai a cercarla inutilmente, mi rivolsi a lei che ne negò l’esistenza facendomi credere che ricordavo male. I miei ricordi erano veri fatto sta che alcuni anni dopo una nostra vicina di casa, molto affezionata a me in quanto ero coetanea con la figlia con la quale trascorrevamo tante ore insieme,durante alcune mie confidenze mi raccontò che la busta era stata affidata a lei con l’incarico di distruggerla. La cara signora invece l’ha conservata , non conteneva purtroppo informazioni così importanti, solo un certificato medico e di nascita. Un dubbio mi è rimasto, la ricordavo più ‘’piena’’ non escludo che potesse contenere più fogli, forse andati distrutti.

Per rispetto di mia madre non ho più aperto il discorso con lei, in quanto le poche volte che ho tentato di parlarle scoppiava a piangere. E’ morta tacendomi la verità, ha avuto una vita sempre tormentata, soffriva per la sua incapacità di poter generare e di non essere riuscita ad instaurare con me un rapporto di fiducia reciproca. E’ vissuta nella mia casa per venti anni, grazie anche a mio marito ed ai miei figli che l’hanno sempre rispettata ed assistita.

Dopo la morte di mia madre ho iniziato il percorso di ricerca delle mie origini, senza esito, ma una gioia grande mi è arriva quando due anni fa ho ritrovato la mia balia, mamma Rosa, che in tutti questi anni mi ha sempre ricordato ai suoi figli, mi ha raccontato degli anni che ho trascorso ad Arce, di quando è stata costretta a riportarmi al Brefotrofio suo malgrado. Ci sentiamo ogni settimana per telefono e appena mi è possibile vado a trovarla, i suoi occhi brillano di gioia nel vedermi.

Al momento posso contare tre mamme, la prima di cui non so il nome, poi Rosa e Giuseppa.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

Un pensiero riguardo “Appello della figlia adottiva Maria Resini

  • 8 aprile 2018 in 20:01
    Permalink

    Buongiorno Signora Resini,
    purtroppo non posso darle notizie sulla Sua vicenda, però mi ha incuriosito il nome del suo defunto padre adottivo, Ugo Montarso.
    Infatti discendo da una famiglia di attori di teatro e in alcune locandine degli anni ’30 della compagnia de Rosa figura appunto il nome di Ugo Montarso. Potrebbe essere stato lui? Non è un nome molto comune.
    La saluto cordialmente e Le faccio i miei auguri per la Sua ricerca.
    Renato de Rosa

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