E se gli animali indossassero persone? Video choc di Peta

peta_logo_mugLa “Peta” (People for the Ethical Treatment of Animals) Associazione che si occupa, tra le altre cose, anche dei diritti degli animali ha lanciato un video “choc” destinato a tutti gli utilizzatori di pellicce.

Il video, o meglio l’animazione, che potete visualizzare subito sotto l’articolo, mostra una classica sfilata di moda. Cosa c’è di strano? Ebbene  le “modelle” sono animali che indossano vestiti ricavati da esseri umani.

L’intento del video è evidente: sensibilizzare l’opinione pubblica circa l’utilizzo di pellicce animali, ponendo il problema morale nel modo più evidente possibile.

Il video fa pensare: vale davvero la pena allevare e uccidere barbariamente splendide creature della natura solo per poter sfoggiare abiti di dubbia bellezza? Perché?! La tecnologia permette di evitare questa oscenità che, seppur necessaria nella pre-storia, ora è del tutto inutile.

Ora può sorgere spontanea la critica a questo discorso, in fondo noi alleviamo e uccidiamo animali per il nostro nutrimento, certo, ma questo rientra nei pochi comportamenti naturali che l’uomo ha mantenuto nei millenni. La maggior parte delle creature viventi uccide per sopravvivere, rientra nell’equilibrio terrestre.

Uccidere unicamente per decorare i propri abiti, invece, è una follia.

Il video è stato donato all’associazione da “Ogilvy & Mather” una famosa società di comunicazione con sede in Cina, consapevole delle difficoltà di organizzare proteste concrete nel paese forse più dittatoriale del globo.

Da notare inoltre che la Cina è uno dei primi produttori mondiali di pelli animali. Inutile dire che anche i minimi diritti delle povere creature giustiziate e scuoiate  per essere indossate da ricche signore non siano nemmeno lontanamente rispettate nel paese che fonda la sua potenza economica sulla quantità di produzione, come dimostrano i video trapelati qualche anno fa che mostravano poveri animali scuoiati VIVI risparmiando così tempo e denaro.

[youtube width=”600″ height=”344″]https://youtu.be/-pkGxulSjM4[/youtube]

Sheyla Bobba

Classe 1978. Qualche titolo pubblicato qua e là parlando di questo e di quello. Inizio a lavorare con le parole quando ho 15 anni, in una redazione di un quotidiano locale: battevo i necrologi. Poi me li fecero scrivere. Ho scritto per la carta e poi mi sono innamorata del web writing. Ho costruito il mio primo (orribile) sito nel 2002, un .tk Nel 2012, dopo svariata acqua sotto i ponti e tante esperienze diverse ho fondato SenzaBarcode.it organo dell'omonima associazione. Gli obbiettivi principali sono: il diritto di tutti a fare informazione (ne consegue il dovere di tutti di informarsi) e il diritto alla conoscenza. Insomma, cosette. Nel 2019 (dopo 4 anni che ci rimuginavo, studiavo e prendevo coraggio) apro la webradio di SenzaBarcode: grazie a una meravigliosa squadra che credo mi trovi simpatica perchè proprio non mi molla. Il 2020 è l'anno della webradio, mi assorbe completamente (e io mi faccio assorbire per superare un anno a dir poco devastante). Tantissimi podcast, X numero di dirette e interviste, insomma l'esplosione. A gennaio 2021 grandi manovre per l'hosting: la webradio si sposta da una piattaforma esterna all'interno: i numeri salgono e salgono. A febbraio 2021 compilo questa biografia. Antipatica per vocazione. Innamorata di mio marito. Uno dei complimenti che preferisco è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

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