La lettera di uno come tanti, un figlio adottivo

La lettera di uno come tanti, un figlio adottivo. Con questa lettera voglio iniziare questa sezione, perché l’ho letta decine di volte e, ogni volta, decidevo di pubblicarla; ogni volta mi aiutava a cercare, a non fermarmi, a pretendere risposte e … cercare con loro.


lettera figlio adottivo

Non si può negare a nessun bambino l’infanzia. In silenzio sono stato troppo tempo, pensavo che qualcosa cambiasse, pensavo di essere l’ultimo sul banco del mercato, ma non è stato così. Ho aspettato tempo, ho raccontato di me, ma oggi mi trovo a chiedermi: perché? Eppure non sono l’unico, come me ci sono altri centinaia, migliaia, chissà.. Non mi importa di me, come sia andata: la verità io la so,ma la tengo per me, non ho l’abitudine di raccontare di me. A che serve, ormai è passato; perché raccontare, e poi cosa? Papà ti amo, ti sei lasciato morire per noi figli tuoi, io credo alle mie sensazioni, perché crescendo ho vissuto di sensazioni. Se scrivo qui ora e perché so quello che dico, altrimenti non lo farei, non sono persona da espormi così. Io sento che qualcosa ho qualcuno mi/ci ha strappato dalle tue braccia e mi domando “come sarebbe stato vivere accanto a te?”  Non ho risposte ma ho tristezza nel cuore.

Io lo so ti hanno fregato, e a noi? pazienza siamo forti si sopravvive, ma io non sono più quel bambino! Che dico! non lo sono mai stato bambino, ho dovuto crescere in fretta, troppo in fretta. Oggi non posso più piangere, devo reagire non per me, no ormai a che serve? Voglio reagire e combattere per chi oggi sta soffrendo, sta lottando, per chi oggi viene sottratto, per chi oggi paga un conto troppo salato. Ma perché mi chiedo? Un bambino deve pagare? E cosa? Perché non può stare e vivere accanto ai propri genitori, nonni o parenti che possono prendersi cura di lui? Non sono il solo che è stato frutto di una infanzia negata! E mi continuo a chiedere: Perché? Perché? Perché?

Ero piccolo ma ricordo tutto, purtroppo. Oggi mi chiedo: “posso fare qualcosa per questi bambini?”

In fondo oggi sono padre e, da credente, per me ogni bambino e nostro figlio, quindi un bambino strappato dalle braccia di mamma o papà è nostro figlio. Sono l’unico figlio adottivo che si è ribellato? L’unico che ha cercato e continua a cercare una verità? L’unico che non vuole che altri bambini vivano o subiscano il passato o i traumi che ho subito io stesso? Vorrei essere l’unico ma so che non è così! Allora chiedo a voi figli adottivi che come me credete, pensate che vi sia stata negata l’infanzia: “possiamo fare qualcosa? Possiamo creare una pagina, un evento, una associazione, qualcosa,non so….qualsiasi cosa, ma cerchiamo vi prego di almeno di cambiare, non per noi stessi, ma per tutti questi bambini a cui viene negato il diritto di vivere l’infanzia. Noi possiamo farlo, ma dobbiamo unirci, tutti! Non dobbiamo avere paura di uscire allo scoperto, io non l’ho mai fatto! non ho paura.. Cosa devo temere? Uniamo il nostro passato a chi oggi rivive il nostro stesso passato. Diciamo basta una volta per tutte! Deve finire per sempre!

Stop alle adozioni con genitori vivi e che amano i propri figli.Vogliono adottare un figlio/a? Bene non c’è niente di male, purché il minore adottato sia orfano di entrambi i genitori, che non abbia grado di parentela che possa provvedere a lui/lei. Adottare un figlio non vuol dire fare del bene alla società,ma vuol dire compiere un gesto d’amore verso lo stesso bambino..adottare un figlio non significa crescerlo e dargli una ferrari a 18 anni quando non gli dai l’amore necessario di cui ha bisogno un bambino. E poi diciamo Stop alle case famiglie che non sono altro che un modo di lucrare sempre e solamente sulle spalle dei bambini. Se ci siete e non avete paura,se avete il coraggio di cambiare, allora facciamo veramente qualcosa!

Grazie a tutti.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

2 pensieri riguardo “La lettera di uno come tanti, un figlio adottivo

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