Carceri, ennesima morte a Rebibbia.

Morte detenuto a rebibbiaAncora una morte nel carcere di Rebibbia di Roma, la terza da Gennaio 2013, i dati iniziano farsi sempre più inquietanti, se pensiamo che complessivamente sono 53 i morti nei penitenziari italiani dall’inizio dell’anno. Questa volta il detenuto, Marco Pavesi, 57 anni, stroncato da un infarto era stato condannato per  aver tentato di rubare venti euro da un tabaccaio, si trovava in carcere da un mese e mezzo nella sezione G11 del carcere romano.

Questa volta le dinamiche della morte sono molto diverse, non si tratta si suicidio, ma fa comunque riflettere che un uomo di 57 anni, il quale pertanto soffriva di dipendenza dall’ alcool, si stato comunque rinchiuso per una pena minore all’interno del penitenziario, il quale è ormai noto non giova di una buona reputazione per quanto riguarda il trattamento che viene riservato ai detenuti.

Solo due giorni fa la deputata Celeste Costantino (Sel) e la consigliera regionale Marta Bonafoni (Per il Lazio) avevano fatto visita al carcere femminile di Rebibbia costatando ancora una volta le condizione disumane in cui vivono i detenuti: “Il sovraffollamento dei reparti, il servizio docce fatiscente, un taglio netto delle detenute occupate in lavori interni, la carenza del personale penitenziario conseguenza dei tagli operati nel settore: è questa la situazione che abbiamo trovato questa mattina nel corso della nostra visita nel carcere di Rebibbia femminile” quindi hanno aggiunto che – “Per questo – dichiarano la deputata Costantino e la consigliera regionale del Lazio Bonafoni – intendiamo innanzitutto sollecitare il provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria a ripristinare quanto prima un uso completo e sicuro delle docce del carcere e alla messa in sicurezza dei camerotti. Non solo: è indispensabile ripristinare i fondi per permettere alle detenute di partecipare a programmi di inserimento lavorativo”.

Intanto giungono in giornata notizie dalla Corte di Strasburgo la quale rende noto il rapporto che condanna l’Italia a versare indennizzi per 120 milioni di Euro, da precisare che questa è la cifra più alta mai pagata da uno degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Così l’Italia resta anche nel 2012 lo Stato membro del Consiglio d’Europa con il più alto numero di sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo ancora da eseguire (ben 2569) e a causa delle sentenze inapplicate l’Italia è inoltre nel gruppo di testa dei Paesi ‘sorvegliati speciali’ dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.

 

 

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