Costituente della Sovranità e CasaPound. Manifestazione Marò

Roma, Montecitorio:  CasaPound Italia
Roma, Montecitorio: CasaPound Italia

Roma  2 aprile, Montecitorio:  CasaPound Italia nonostante la pioggia scrosciante per dire alla politica “riprendiamoci i nostri soldati” e per fischiare contro “l’incredibile e farsesca gestione del caso marò da parte dell’esecutivo”. A portarli in piazza CasaPound Italia, da sempre in prima linea per chiedere il rientro in Italia di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due fucilieri del Reggimento San Marco detenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati. Tra i tricolori e le bandiere con la tartaruga frecciata, due enormi striscioni campeggiavano davanti alla Camera: ‘’Riprendiamoci i nostri soldati. Governo Monti incompetente e vigliacco’’ il primo e ‘’Se non ora quando? Andiamo a riprenderci i nostri soldati adesso!’’ il secondo, completato da una grande l’immagine della nave Cavour, l’ammiraglia della flotta.

 “Siamo qui per dimostrare al mondo che questa nazione non è morta e che nessuno può rapire impunemente soldati italiani in acque internazionali’’, ha detto Simone Di Stefano, vicepresidente di Cpi e candidato a sindaco di Roma per il movimento. “State attenti – ha aggiunto Di Stefano rivolgendosi al ‘palazzo’, fischiato dalla piazza a più riprese – perché ci sono italiani di un’altra pasta, italiani che non si arrendono, che non chinano la testa e che hanno intenzione di prendere in mano la Nazione. C’è chi si è fatto fregare un’altra volta votando Pd, Pdl o il ‘comico’ – ha detto ancora – ma questa situazione finirà, perché se non siamo uniti, se l’Italia non torna ad essere una Nazione, non usciremo mai dalla crisi. Vedremo presto quanto conta chi porta in piazza 400 persone per riscattare l’onore di questa nazione’’. Dal vicepresidente di CasaPound Italia, Andrea Antonini, un affondo contro l’ex titolare degli Esteri, Giulio Terzi.

Roma, Montecitorio:  CasaPound Italia
Roma, Montecitorio: CasaPound Italia

“Caro ministro in cerca di una poltroncina ti ricordiamo che le bugie hanno le gambe corte”, ha detto ripercorrendo le varie tappe di una vicenda che non ha esitato a definire ‘una farsa senza limiti’. “Ci siamo fatti schiaffeggiare come gli ultimi degli ultimi – ha detto Antonini – L’India ci ha mandato a dire che abbiamo rispedito indietro i marò per proteggere le nostre esportazioni, che l’Italia è ‘a catena’. Ebbene, in questa piazza c’è una parte del popolo italiano che non sta zitta, non sta muta e non sta a catena. Signori Pulcinella, ci fate schifo – ha concluso rivolgendosi al palazzo – E siamo qui per ricordarlo a voi e a tutti gli altri”.

Il comunicato integrale di CasaPound

Milano, Il Coordinamento Costituente della Sovranità
Milano, Il Coordinamento Costituente della Sovranità

Milano,  2 aprile: Il Coordinamento Costituente della Sovranità ha manifestato con presidio in Piazza Missori a Milano oggi 2 aprile ore 19.00 per chiedere al Governo un atto di responsabilità nei confronti dei due marò italiani che rischiano la condanna alla pena di morte in India per la presunta uccisione di due pescatori scambiati per pirati che avevano sconfinato nelle acque internazionali e l’espulsione dei diplomatici indiani.

Alla manifestazione hanno partecipato una delegazione del Battaglione San Marco e ci ha raggiunto la telefonata della moglie di Girone che ci ha ringraziato dell’iniziativa, la prima

Milano, Il Coordinamento Costituente della Sovranità
Milano, Il Coordinamento Costituente della Sovranità

di popolo in Italia con la bandiera italiana. Il Coordinamento ha chiesto altresì agli Italiani il boicottaggio dei prodotti indiani e delle aziende italiane che producono in India fino alla liberazione dei marò. Il Coordinamento nato a Milano il 24 marzo scorso sarà promotore a breve di altre iniziative

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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