Le vittime dimenticate di Fukushima

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Un posto dove i bambini non giocano per strada è un posto maledetto, se non ci sono le risate dei più piccoli, significa che c’è un motivo serio dietro, una storia da raccontare. Una storia di vittime e di sopravvissuti. Vittime dimenticate e sopravvissuti abbandonati che hanno l’arduo compito di cercare di andare avanti e quello di portare ora il peso della tragedia, fra cui le 160mila persone che sono state obbligate ad abbandonare le loro case nelle zone contaminate.

A poco più di due anni da quel tragico 11 marzo 2011, le vittime del terremoto e dello tsunami, così come del successivo disastro nucleare di Fukushima, si sentono  -e sono- dimenticate dal governo giapponese.

I morti accertati sono stati 15.800 nelle prefetture nord orientali di Iwate, Miyagi e Fukushima. E se si aggiungono i dispersi si arriva alla ancor più triste cifra di 18.574 morti.
E tornano i sopravvissuti, che con tenacia vanno avanti, senza casa, con un luogo che ricorda quella tragedia con il suo bottino di guerra, e quel Giappone che quando la tragedia è fresca fa a gara a dimostrare più vicinanza di quanto lo stia dimostrando l’altro, ma che poi si dissolve con la polvere dei calcinacci e delle case troncate a metà come i sogni dei bambini che non giocano più.

Ma ci sono delle persone che meritano di essere ricordate, come Katsutaka Idogawa, ex sindaco di Futaba, una cittadina a tre chilometri dalla centrale di Fukushima, che una settimana dopo il disastro aiutò la sua intera popolazione di 1.200 abitanti a trasferirsi a Saitama, ben 210 chilometri più a sud. Rimangono però ancora tanti bambini che vivono nella prefettura di Fukushima, che a distanza di due anni non sono stati ancora evacuati. Le bambine nelle lettere scrivono che non troveranno mai marito al di fuori della prefettura perchè le crederanno contaminate..
Molti degli abitanti della zona e circa la metà dei funzionari del Comune stanno avendo problemi di salute. Anche Idogawa non se la passa bene, ha perso tutti i capelli per via del grado di contaminazione dell’aria e perde spesso sangue dal naso, è stato ricoverato già due volte.

In realtà, dobbiamo ampliare il nostro amaro raggio; perchè oltre la zona di evacuazione di 30 chilometri attorno alla centrale, decine di migliaia di altre persone hanno abbandonato in questi due anni l’area di Fukushima. Per ovvie ragioni di ansia e di insicurezza.

Ma le persone che si sono dovute spostare ancor più lontano? La loro situazione non è migliore. I numeri ci dicono che sono 160mila persone, 91mila delle quali sono state sistemate in alloggi temporanei nella prefettura di Fukushima. Chi ha scelto di andare più lontano, per paura delle radiazioni, non ha ottenuto l’aiuto del governo per trovare alloggio e ha dovuto cavarsela da se. I più si trovano distanti più di 300 chilometri dal luogo dove hanno vissuto e “alloggiati” in case in attesa di demolizione. E il governo non vede, non sente, non aiuta.
Costringendo a continui traslochi per via della chiara impossibilità di poter occupare stabili non in regola, i più “fortunati” hanno ottenuto un risarcimento dalla Tepco, ma la cifra è irrisoria e non basta per rifarsi una vita.

Ricordiamo che oltre alla centrale, si è abbattuto sulla zona uno tusnami, ad esempio, nella poco distante Ishinomaki, troviamo dati che segnalano che il 40% dei 74mila abitanti vive ancora in piccoli alloggi temporanei nell’entroterra perchè le case sulla costa non sono state ricostruite.

I giovani, si sa, hanno sempre più voglia di ricominciare, più energie; i ragazzi colpiti da queste catastrofi sono ormai per lo più emigrati altrove in cerca di lavoro, perchè l’industria della pesca è stata messa ovviamente in ginocchio, inoltre gran parte dei negozi delle vie principali sono rimasti chiusi. Organizzazioni di volontari sono tutt’ora impegnate nella distribuzione del cibo agli anziani della città, tali condizioni fanno crescere il disagio e la frustrazione, in aumento i casi di alcolismo fra gli abitanti.

Il disastro di Fukushima e la cattiva gestione della ricostruzione sono state, a dicembre, fra le cause della sconfitta elettorale del governo del leader del Partito Democratico, Yoshihiko Noda. Ma la popolazione locale si sente abbandonata anche dal nuovo governo del Liberaldemocratico Shinzo Abe, malgrado siano stati promessi investimenti per la ricostruzione in realtà mai avvenuti.

Nel suo primo discorso in parlamento, Shinzo Abe ha intanto promesso “di far ripartire i reattori nucleari considerati sicuri”. Come se fosse importante questo…Tutti i 50 reattori del paese, infatti, sono stati chiusi dopo la catastrofe e da allora solo due sono stati riaccesi; invece più importante è il pensiero di questa gente dimenticata  convinta che il Giappone dovrebbe rinunciare definitivamente a questa fonte di energia, così obsoleta, assassina e pericolosa.

Moretto

Scrive su SenzaBarcode dalle origini. Redattore, imprenditore

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