La Mimosa Insanguinata. Il finale. Alle donne sacrificate.

bloodgirlHo un groppo in gola, ma la prendo per un braccio e la porto sulle scale. Lei corre insieme a me, quasi ci ammazziamo scendendo le scale mentre si sente ancora quella voce maschile, dura e tagliente che urla:

“Dove pensi di andare, eh?… Tanto tornerai da me, vedrai… scappa, scappa..”

Usciamo immediatamente dalla palazzina, mano nella mano, ma non me ne rendo quasi neanche conto. Stringo solo forte a me quella mano, e quegli occhi da cerbiatto indifeso, mentre corriamo via; e mentre corro con lei in quel momento ho solo il tempo di chiederle: “come ti chiami?”.

E lei col respiro affannato: “Gianna”,… mi chiamo Gianna”.

Scappiamo. Lontano.

Ho lasciato lì anche la bicicletta. Non me ne frega niente della bicicletta.

Lei non tornerà in quella casa. Mai più. Mi gira ancora la testa.

Mi sono appena risvegliato da una specie di flashback e mi ritrovo in una sala gremita di gente che ci applaude, c’è un casino pazzesco, al mio fianco c’è un ragazzo, che mi prende per le braccia e mi grida:

Ce l’abbiamo fatta Stefano, ce l’abbiamo fatta! Il premio è nostro.

Adesso ricordo, io e Paolo siamo due ricercatori, oggi è l’8 Marzo 2017, ma mi pareva veramente di non aver fatto ancora niente. Che strano.

Ho addosso un completo elegante, Paolo mi guarda con le lacrime agli occhi, ma mi guardano intorno a me anche tante altre donne, e sono tutte con le lacrime agli occhi, ed allora mi commuovo anch’io, e con qualche singhiozzo, mi faccio trascinare da lui sul palco.

Sono tutti in piedi ad acclamarci… lentamente prendo il microfono e parlo.

“Vi ringrazio tutti di cuore. Oggi è una data storica. Oggi, in qualche modo, abbiamo sconfitto la violenza. La violenza contro le persone deboli. La violenza contro le donne.

Violenza che spero non torni mai più. In tutte le sue forme. In tutte le sue espressioni.”

“Quelle grida di rabbia, di rassegnazione, di angoscia e di dolore, in tutti questi anni, in tutti questi secoli, alla fine, ci hanno portato a questo grande risultato.

Dobbiamo ora aprire una nuova civiltà, dobbiamo affiancare una nuova forma di educazione sociale, e dobbiamo collegare quei mondi che sono ancora staccati dalla realtà; e coinvolgerli intorno a noi.

Senza più paure, senza più timori, ma con coraggio, e grande forza d’animo.”

“Lo stesso coraggio e forza d’animo che hanno avuto tutte quelle donne che fino ad oggi hanno perso e sacrificato la loro vita, per avere solo ed unicamente quello che è sempre loro spettato di diritto.

E concludo con un augurio: dedico questa scoperta a tutte le meravigliose creature femminili di questo mondo.”

Scendo dal palco, mi sembra tutto un sogno.

Oggi è l’8 marzo del 2017, mi chiamo Stefano, e sono felice ed orgoglioso di quello che ho fatto.

Ho a fianco la mia bellissima anima femminile. Mia moglie. E’ la sorella di Paolo.

Si chiama Gianna.

Come la sua bisnonna.

E’ lei che in fondo, con il suo infinito amore, finora mi ha salvato, in qualche modo dalla mia violenza latente. Che ho subito per anni e che per anni ho visto ogni giorno su mia madre.

E che non voglio mai più rivedere.

A tutte le meravigliose creature femminili di questo mondo.

Un racconto di Claude Warlock

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Un pensiero riguardo “La Mimosa Insanguinata. Il finale. Alle donne sacrificate.

  • 10 novembre 2015 in 23:39
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    È stata una bellissima lettura per me donna. Ed è una speranza per il futuro. Scritta da un “UOMO” vero!

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