150 anni da Pinocchio a Harry Potter.

Interessante mostra proposta al Castello Sforzesco di Milano, sui 150 anni di illustrazioni Salani, ancora di più se a presentarla è Giorgio Bacci, curatore. Questa la fortuna di una cinquantina di persone, Domenica 18 Novembre, al Bookcity.

La mostra ricopre l’arco di tempo dagli esordi, in cui era proprietà Salani per tre generazioni, passando poi a narrare il periodo in cui era gestita dalla seconda moglie di Mario Salani con Eugenio Finardi e il marito della Lollobrigida, per approdare al fallimento del 1986 con l’acquisto da parte della Longanesi, ai giorni d’oggi.

Longanesi acquisì anche tutto l’archivio storico, che attualmente il Laboratorio di Belle Arti della Scuola Normale di Pisa sta digitalizzando.

Iniziò Longanesi Adriano quest’avventura nel 1862, con a disposizione un solo torchio manuale, mediante il quale stampava fogli volanti, su cronaca o fantasia. Innovò, abbinando il testo alle immagini. Passò poi a libretti di poco prezzo e di poche pagine, contenenti ancora immagini, legato alla tradizione richiamando le xilografie del 1600, dando una forte spinta innovativa inserendo fotografie.

Eliminava i confini tra realtà e finzione, con le fotografie i lettori erano indotti a credere.

Fine del 1800, due grandi novità accadono in casa Salani: nel 1886 la stampa della Divina Commedia voltata in prosa che sottolinea l’ambizione; contemporaneamente inizia la strutturazione in collane. Nascono la Biblioteca Salani Economica e la Biblioteca Salani illustrata, differenziate assai nel prezzo.

Arriva il 1900, si apre un’epoca di grandi cambiamenti, anche grafici. Sono anche gli anni del poliziesco; notiamo, nella copertina di Nina, Poliziotta dilettante, in un angolo un cerchio giallo che racchiude un volto. Qua l’illustratore, con sapiente ingegno, richiama l’abitudine nei processi di iscrivere il volto dell’imputato in una circonferenza, nonchè il colore degli yellow book. Non capì l’innovazione coloristica Salani che, dopo l’uscita dei Gialli Mondadori, dovette utilizzare il simbolo della fenice.

Negli anni ’20 inizia l’importazione dei Piccoli Grandi libri inglesi ma non è facile convivere con il fascismo. Vediamo infatti Alice nel Paese delle Meraviglie citata come cattiva letteratura per l’infanzia. Per mediare, Salani è costretto ad apposite pubblicazioni di propaganda e a una revisione religiosa.

Nel ’39 esce Biancaneve, dopo essere approdata al cinema, primo lungometraggio in cartone animato, degli stessi anni anche Cenerentola che, con un inserto di tessuto nella copertina, richiama l’ambito teatrale.

Di derivazione francese è la Biblioteca dei miei ragazzi; Salani dovette ancora italianizzare titoli e contenuti. Esempio lampante, Sim, ragazzo abissino. Pochi anni dopo sarà la volta di Vita d’America, vita felice, finanziato in parte dal comitato di liberazione USA. Contemporaneamente assistiamo al boom del Romanzo Rosa e della letteratura al femminile.

Seconda metà del secolo, arrivano grandi innovazioni grafiche e i più grandi classici per ragazzi, da Piccole Donne a L’ultimo dei Moicani e anche i cartoni animati entrano in questo mondo, Heidi e Pinocchio tra i tanti. Anche il rapporto con il fotoromanzo si fa sempre più stretto.

Dopo l’acquisto di Longanesi abbiamo l’uscita della famosissima collana Gli istrici, che porta al successo autori stranieri in Italia quasi sconosciuti. Il rapporto con il cinema si stringe maggiormente, come testimoniano le copertine di Harry Potter che chiudono la mostra.

La mostra “Da Pinocchio a Harry Potter. 150 anni di illustrazione italiana dall’Archivio Salani” si tiene dal 18 ottobre 2012 al 6 gennaio 2013 – da martedì a domenica, dalle ore 9 alle 17 – nella Sala Viscontea e nella Sala dei Pilastri del Castello Sforzesco di Milano.

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Sheyla Bobba

Classe 1978.

È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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