Suzanne

 220px-Suzanne_Valadon_PhotoHo avuto grandi maestri, da cui ho preso il meglio, ovvero i loro insegnamenti, i loro esempi. Ho trovato me stessa, ho creato me stessa, e ho detto ciò che avevo da dire.

 Con queste parole si presenta a noi la figlia della tempesta, l’epiteto ch’ella usava per sa stessa, Marie-Cleméntine Valadon, conosciuta meglio come Suzanne Valadon. La storia che sto per raccontarvi non è una storia vera e propria, è una favola, è la versione artistica di Cenerentola, è la storia di una donna che non aveva niente e ha preso quello che desiderava, è diventata madre e ha dedicato tutta la vita al figlio, pur senza smettere di essere quello che era, di lottare per quello che amava.

Nacque nel 1865. La madre chi era? Una sartina? Una lavandaia? Le fonti non si accordano, ma non importa, la madre era molto povera e il padre non c’era. Anche il padre, poco importa, se fu un lavandaio francese o un ingegnere informatico; lei non l’aveva mai visto.

Da piccola va a vivere con la madre a Montmatre, che non era ancora il Montmatre cui pensiamo, ma un quartiere di periferia, al confine tra città e campagna, dove gli affitti erano bassi, e dove trovavamo persone di ogni tipo in cerca di fortuna. Loro sono povere, molto povere, e la madre poco si cura della bambina, probabilmente non può semplicemente, perché deve mantenere entrambe.

Marie cresce allora sola, in un mabiente di grande fermento culturale. Avrebbe il desiderio di dipingere, ma è realista, non può. Non ha da mangiare, non ha una cultura, non è nessuno. Inizia a fare i lavori più umili, pasticcera, fiorista, sartina, finché non entra in un circo come acrobata cavallerizza, ma anche qui la sua carriera è breve. Cade e deve abbandonare.

Lei è giovane, è bella, non passa molto tempo prima che tutti quei pittori, all’epoca sconosciuti e ribelli, che a Montmatre si riunivano; la notino, ed ella inizia a posare per loro.

Primo sarà Puvis de Chavanne, per il quale lavorerà sette anni, seguito da Ronoir e Toulose Lautrec. Marie non ha dimenticato i suoi sogni, li osserva attentamente mentre la ritraggono, e da tutti impara qualcosa. Ormai è nell’ambiente, conosce molti pittori, diviene l’amante di alcuni, e, anche se non posa per loro, da ciascuno si prende da sola gli insegnamenti che le servono. Fu Degas che incoraggiò la “Terrible Marie” insegnandole lui stesso le tecniche più ostiche, spronandola a continuare e acquistando le sue prime opere.

La ragazza, acquisito il nome d’arte di Suzanne, si rifaceva a Gauguin, ma sentiva molto anche l’influenza degli impressionisti, elaborando uno stile personale molto vigoroso. Ma, mentre gli impressionisti immortalavano soggetti borghesi, lei si rifaceva a scene umili, rimanendo sempre molto legata alle sue origini. Nel 1894 Suzanne fu la prima donna ammessa alla Socieété des Beaux-Arts, espose al Salon des Indipendans e al Salon d’Autome.

Traguardi notevolissimi per una giovane autodidatta, dovrebbe essere molto famosa, adesso vi spiego perché non è così.

Divenne madre a diciotto anni, anno 1883, di un bambino di nome Maurice. La paternità era incerta, ma, anni dopo, fu riconosciuto dal giornalista Miquel Utrillo, secondo alcune fonti solamente per una scommessa. Nel 1833, comunque sia, lei era sola con il piccolo e si trovò in gran difficoltà. Maurice aveva problemi psichici e già da giovane abusava di alcool; Sauzanne, per amor suo, si vide costretta a sposare Paul Mosis, agente di cambio, in modo garantirgli le cure necessarie.

Ciò non fu suficiente, Maurice peggiora e nel 1901 lei lascia l’amata Montmatre per trasferirsi con in figlio in campagna. Qui gli insegna le tecniche pittoriche e lo inizia al en plen air. Maurice impara egregiamente da quella madre autodidatta, e in breve diventa un acclamato pittore paesaggista parigino, che fa parte delle cerchie di Modigliani, Picasso, Matisse e altri nomi illustri.

Suzanne non esiste più per i suoi contemporanei, ormai è semplicemente la madre di Maurice Utrillo.

Nel 1909 assistiamo ad un nuovo cambiamento nella sua vita, si innamora, ormai quarantacinquenne, di un amico del figlio, un pittore di ventitre anni chiamato Andrè Utter e, sfidando le convenienze, divorzia per sposarlo. Si forma così la” trinità infernale” come viene chiamata dalla stampa parigina, questa strana famiglia allargata.

Suzanne, anche se dimenticata, non ha nessuna intenzione di smettere di dipingere, anzi. Nei quadri della maturità troviamo sovente la raffigurazione di nudi femminili, dove la pienezza della carne non è mai volgare, ma richiama la caducità della Primavera. Si inserisce in questo contesto un suo coraggioso autoritratto, dipinto a sessantasei anni, dove sottolinea la figura ingrossata e cascante di una bellezza sfiorita, molto, ma molto, diversa dalle rappresentazioni che tutta Montmatre aveva fatto di lei mezzo secolo prima.

Da segnalare è anche la tela Adam et Eve nella quale compie l’altrettanto coraggiosa scelta di raffigurare il nudo maschile come oggetto del desiderio, e non viceversa.

Morì nel 1938 davanti al cavalletto. Felice, credo.

Sheyla Bobba

Ideatrice e Direttore editoriale di SenzaBarcode. Docente per Academy SenzaBarcode, dirigo corsi anche per giornalisti, uffici stampa e comunicatori su SEO, Social e comunicazione web. Sei titoli pubblicati, collaboratrice per la trasmissione sul diritto di famiglia del martedì su Radio Radicale, mi occupo di comunicazione istituzionale. I progetti nascono e prendono forma quotidianamente quindi: My life is in progress.

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