Maria Antonietta Farina Coscioni VS Maria Giovanna Devetag

Noi di SenzaBarcode vogliamo darvi, come sempre, la visione globale di tutto, ecco perché abbiamo deciso di intervistare due importanti esponenti di due altrettanti movimenti come quello Specista e Antispecista, stiamo parlando di Maria Antonietta Farina Coscioni, Deputato Radicale e Presidente onorario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e Maria Giovanna Devetag, segretaria di Parte in Causa Associazione Radicale Antispecista.

coscausa

farina coscioniMaria Antonietta Farina Coscioni Presidente onorario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica:

Sperimentazione animale e libertà di ricerca scientifica: in che modo secondo lei queste due affermazioni si avvicinano o si allontanano dalla sua linea di pensiero?

“La mia linea di pensiero, mi chiede … Non è un pensiero, è un fatto. Vede, qualche mese fa, ci hanno fatto caso in pochi, la casa farmaceutica che lo produsse, ha chiesto ufficialmente scusa. Mi riferisco al tragico caso del talidomide, un farmaco assunto tra il 1957 e il 1961 da donne in gravidanza in più di cinquanta paesi, e che causò la nascita di oltre diecimila neonati con gravi alternazioni congenite dello sviluppo degli arti, in tantissimi casi ne erano completamente privi. La talidomide purtroppo non era mai stata sperimentata su animali in stato di gravidanza, prima che venisse approvato il suo impiego su donne incinte. Solo successivamente venne fatta questa sperimentazione, e venne dimostrato che provocava le malformazioni degli arti. Furono le donne incinte a fare da cavia, e i loro figlioli. Se la sperimentazione fosse stata fatta su animali si sarebbero evitate drammatiche conseguenze per migliaia di persone. E’ un esempio terribile da tenere bene a mente nel momento in cui si lanciano campagne per abrogare l’obbligo della sperimentazione scientifica sugli animali, prima di mettere in commercio i farmaci. Se un giorno si potrà fare a meno della sperimentazione perché si sono trovati sistemi alternativi ed efficaci, sarò la prima a dire: basta. Al momento non c’è alternativa”.

In un’ottica “antropocentrica” il fine giustifica i mezzi?

“Il mezzo, al contrario, qualifica il fine. Ora va detto che in Italia almeno, la vivisezione, almeno come viene comunemente intesa, non esiste, è vietata; e molte delle fotografie e dei filmati che vengono spesso mostrati, non hanno corrispondenza alcuna con la realtà. Nei laboratori dove si pratica la ricerca scientifica, si applicano rigidi protocolli, proprio per ridurre al minimo i rischi paventati di sofferenza e dolore alle cavie. Poi se ci sono abusi è bene che siano perseguiti; ma si tratta di pratiche illegali. La sperimentazione scientifica è altra cosa”.

Come si inserisce la sua visione specista/ antispecista all’interno della situazione politica odierna? Il governo come sta agendo a riguardo?

“Governo? Quale governo? tra meno di una settimana si voterà, vedremo quale schieramento ne uscirà vincente, e quale governo ne scaturirà, e con quale programma …”.

Visioni Speciste e Antispeciste, nella situazione odierna è possibile secondo lei raggiungere un punto di incontro?


“Il punto di incontro si potrà trovare quando si smetterà di dipingere i ricercatori e gli scienziati come degli emuli di Goebbles, dei sadici che si divertono a far soffrire specie animali. Quando ci sarà il rispetto e il riconoscimento del loro importante e indispensabile lavoro. Ripeto: se si potesse fare a meno della ricerca sugli animali, per prima direi basta. Ma al momento questa ricerca non è sostituibile. In futuro forse. Forse non tutti sanno che dalla banalissima aspirina a farmaci elaborati per malattie gravi, tutti sono stati prima di essere messi in commercio, testati, per legge, su animali. E’ un paradosso, ma chi è contro l’uso degli animali per la ricerca, dovrebbe andare in giro con un foglietto nel portafogli: anche in caso di necessità, non somministratemi farmaci di nessun tipo, perché sono stati testati su animali. Le pare credibile?”

È giusto secondo lei riconoscere agli animali non umani diritti validi all’interno delle comunità umane?

“Non è questione di giusto o ingiusto. E’ questione di alternative, se ci sono. Il professor Giulio Cossu, per esempio, da anni, guida un gruppo di ricerca che studia la distrofia muscolare di Duchenne, grave e purtroppo non rara malattia generica che colpisce il muscolo e porta il paziente a una progressiva incapacità di movimento. Le terapie che hanno prodotto risultati positivi – si tratta di trapianti intra-arteriosi di cellule staminali adulte – non possono essere studiate al computer o con altri sistemi. Le hanno potute studiare, e si è potuta verificare la loro efficacia e sicurezza solo attraverso i topi e poi su cani affetti da distrofia muscolare, perché questa malattia colpisce non solo l’uomo, ma tutti i mammiferi. Con i risultati conseguiti è stato possibile avviare una sperimentazione che ha ridotto al minimo i rischi per i pazienti … Potrei fare decine e decine di altri esempi come questo …”.

In conclusione, secondo lei esiste una soluzione per accontentare tutti?

“La soluzione è la libertà di ricerca, consapevoli che si deve essere empirici e pragmatici. Sicuramente, fra uno, dieci, cinquant’anni molte cose di oggi saranno superate, non più valide; si saranno fatte scoperte e individuati nuovi metodi. Ma per arrivarci occorre passare attraverso la cruna d’ago della possibilità di ricerca; i divieti e le limitazioni sono la politica dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia, e non risolve nessun problema. Se posso aggiungere, auspicherei che soprattutto il servizio pubblico radiotelevisivo dedicasse ampi spazi di confronto e conoscenza a queste tematiche. Il servizio pubblico radio-televisivo, per quel che riguarda la sperimentazione animale come per tante altre questioni, abdica al suo dovere di informare, di mettere a confronto opinioni e assicurare al cittadino occasioni di conoscenza. Da una parte non si informa; dall’altra si fa anche qualcosa di più grave: giornalisti e operatori dell’informazione, che palesemente dimostrano di essere privi di qualsivoglia conoscenza scientifica e parlano “là dove li porta il cuore”, accreditano l’immagine di scienziati e di ricercatori che passano il loro tempo a trastullarsi in esperimenti simili a quelli dei pazzi e sadici medici hitleriani: insomma, producono polverone e confusione.

 devetagMaria Giovanna Devetag, segretaria di Parte in Causa Associazione Radicale Antispecista.


Sperimentazione animale e libertà di ricerca scientifica: in che modo secondo lei queste due affermazioni si avvicinano o si allontanano dalla sua linea di pensiero?

Le due cose sono in relazione l’una con l’altra in modo molto semplice, direi quasi banale. E’ ovvio che la libertà di ricerca scientifica non possa essere un valore assoluto cui tutto il resto debba venire subordinato, altrimenti non si vede perché non dovremmo potere sperimentare anche su esseri umani senza il loro consenso: la sola ipotesi giustamente ci ripugna perché in tal caso opponiamo alla libertà di ricerca un sacrosanto vincolo morale. Lo stesso vincolo morale ci deve imporre il veto di disporre per i nostri scopi delle vite di altri esseri senzienti, capaci come noi di percepire non solo dolore fisico, ma anche una vasta gamma di stati psichici come stress, angoscia, paura, noia, ecc. Il fatto che appartengano a una specie diversa non li rende per questo meno meritevoli di considerazione morale. Chi fa paragoni inappropriati con la ricerca sugli embrioni non sa di cosa parla. L’embrione non si può definire senziente, mentre gli animali sì. Aggiungiamo a quest’argomentazione di tipo morale quelle di carattere scientifico mosse da numerosi scienziati e ricercatori che in tutto il mondo contestano la validità del modello animale in campi come i test di tossicità e la farmacologia.

Viene il dubbio che chi, tra queste due affermazioni, sceglie la seconda per giustificare la prima lo faccia per aggirare il vero nodo della questione: vale a dire, se l’uomo abbia davvero il diritto di disporre a suo piacimento dell’altrui vita senziente.

 In un’ottica “antropocentrica” il fine giustifica i mezzi?

Nel caso degli animali non umani purtroppo sì. Qualsiasi fine, anche il più futile, sembra giustificare la loro tortura e uccisione. Miliardi di animali ogni anno sono uccisi per farne cibo, per testare cosmetici e farmaci, per ricavarne pellicce, scarpe e altri accessori. Questo sterminio di proporzioni gigantesche ha l’aggravante della non-necessità. E noi, da radicali nonviolenti, sappiamo bene che non è il fine che giustifica i mezzi, ma al contrario, sono i mezzi che prefigurano i fini.

Come si inserisce la sua visione antispecista all’interno della situazione politica odierna? Il governo come sta agendo a riguardo?

L’antispecismo al momento non trova spazio nella politica. A parte alcuni cenni alla necessità di porre fine all’antropocentrismo nel programma di Sinistra, Ecologia e Libertà, e a parte noi che siamo appena nati, l’antispecismo è tuttora visto dalla politica con estremo sospetto. La questione dei diritti animali è rappresentata e portata avanti quasi esclusivamente in un’ottica protezionista e comunque in misura minoritaria. L’interesse dell’opinione pubblica verso le tematiche animaliste e antispeciste, comunque, sta crescendo molto rapidamente e questo ci fa essere cautamente ottimisti.

Visioni Speciste e Antispeciste, nella situazione odierna è possibile secondo lei raggiungere un punto di incontro?

Secondo me ci sono molti punti di incontro nella situazione odierna se uno considera lo specismo nella sua versione “debole”. Cerco di spiegarmi meglio: attribuire alla vita umana un valore maggiore del valore attribuito alla vita degli altri animali è un assunto specista. Ciò non impedisce, però, di ritenere profondamente ingiusto anteporre un interesse umano futile (il piacere del palato o la vanità) a un interesse non umano fondamentale come la vita. Di conseguenza, si può essere specisti e tuttavia ritenere ingiusto uccidere animali per testare cosmetici o per sport.

È giusto secondo lei riconoscere agli animali non umani diritti validi all’interno delle comunità umane?

Il diritto di un animale non umano alla vita e il diritto a non soffrire non dovrebbero essere concessi o negati arbitrariamente da nessuno: esistono nell’animale nel momento stesso della sua venuta al mondo. Per assicurare all’animale una vita consona alla sua natura etologica non è necessario concedere nulla di più.

In conclusione, secondo lei esiste una soluzione per accontentare tutti?

Se per tutti intende animali umani e non, la soluzione esiste ed è la costruzione di una società autenticamente nonviolenta e quindi antispecista.

A voi opinioni e commenti

30 pensieri riguardo “Maria Antonietta Farina Coscioni VS Maria Giovanna Devetag

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  • 1 marzo 2013 in 4:25
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    “Forse non tutti sanno che dalla banalissima aspirina a farmaci elaborati per malattie gravi, tutti sono stati prima di essere messi in commercio, testati, per legge, su animali. E’ un paradosso, ma chi è contro l’uso degli animali per la ricerca, dovrebbe andare in giro con un foglietto nel portafogli: anche in caso di necessità, non somministratemi farmaci di nessun tipo, perché sono stati testati su animali.”

    Propongo altresi’, per trovare un punto di incontro con i diretti interessati ovvero le cavie animali o gli animali da allevamento, di eliminare la ricerca per i malati di malattie provenienti da una cattiva alimentazione (ictus, infarti prematuri, cerosi epatica a causa di alcolici o di cattiva alimentazione, ipertensione a causa di eccessi di carne, colesterolo, etc.). Coloro che sono obesi, che fanno un uso spropositato di alimenti carnei e di latticini con cancro al colon, allo stomaco etc. che forniscano un fogliettino di carta in cui dichiarano che cosa ingurgitano solitamente e qual e’ il loro stile di vita. Non possiamo permetterci il lusso di intasare ospedali o di pagare futili ricerche perche’ Tizio o Caio non vogliono rinunciare alla bistecca. I medici concordano tutti che la miglior cura e’ la prevenzione, chi non segue questa semplice regola che si curi con delle alternative.

  • 1 marzo 2013 in 4:25
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    “Forse non tutti sanno che dalla banalissima aspirina a farmaci elaborati per malattie gravi, tutti sono stati prima di essere messi in commercio, testati, per legge, su animali. E’ un paradosso, ma chi è contro l’uso degli animali per la ricerca, dovrebbe andare in giro con un foglietto nel portafogli: anche in caso di necessità, non somministratemi farmaci di nessun tipo, perché sono stati testati su animali.”

    Propongo altresi’, per trovare un punto di incontro con i diretti interessati ovvero le cavie animali o gli animali da allevamento, di eliminare la ricerca per i malati di malattie provenienti da una cattiva alimentazione (ictus, infarti prematuri, cerosi epatica a causa di alcolici o di cattiva alimentazione, ipertensione a causa di eccessi di carne, colesterolo, etc.). Coloro che sono obesi, che fanno un uso spropositato di alimenti carnei e di latticini con cancro al colon, allo stomaco etc. che forniscano un fogliettino di carta in cui dichiarano che cosa ingurgitano solitamente e qual e’ il loro stile di vita. Non possiamo permetterci il lusso di intasare ospedali o di pagare futili ricerche perche’ Tizio o Caio non vogliono rinunciare alla bistecca. I medici concordano tutti che la miglior cura e’ la prevenzione, chi non segue questa semplice regola che si curi con delle alternative.

  • 26 febbraio 2013 in 17:17
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    Si sarebbe dovuto chiedere alla signora Farina la ragione del suo voto, insieme a quello di alcuni altri compagni suoi di partito, la ragione del voto a favore di un emendamento che liberava le case farmaceutiche dall’onere di utilizzare analgesici e anestetici per ridurre la sofferenza degli animali «esperimentati». La mia risposta: vi è una scienza e una fede che domina il mondo e lo possiede, ed è la semplice, onnipotente, scienza e fede del danaro. La signora Farina è una devota adepta di quella fede, prima ancora che una esperta proficiente tecnica al servizio di quella. In quanto tale, è mia avversaria, sul piano non solo politico ma civile, e sin pure umano.

  • 26 febbraio 2013 in 17:17
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    Si sarebbe dovuto chiedere alla signora Farina la ragione del suo voto, insieme a quello di alcuni altri compagni suoi di partito, la ragione del voto a favore di un emendamento che liberava le case farmaceutiche dall’onere di utilizzare analgesici e anestetici per ridurre la sofferenza degli animali «esperimentati». La mia risposta: vi è una scienza e una fede che domina il mondo e lo possiede, ed è la semplice, onnipotente, scienza e fede del danaro. La signora Farina è una devota adepta di quella fede, prima ancora che una esperta proficiente tecnica al servizio di quella. In quanto tale, è mia avversaria, sul piano non solo politico ma civile, e sin pure umano.

  • 20 febbraio 2013 in 1:55
    Permalink

    Caro Giovanni,
    il leone, se non mangia la gazzella, muore di fame.
    Noi no, come dimostra il numero sempre in continua ascesa dei vegani.
    Il nostro intestino, se proprio vogliamo essere precisi, è assai più affine a quello lungo degli animali erbivori, che non a quello corto dei predatori naturali.
    Noi non siamo predatori naturali, per capirlo basta mettere a confronto le nostre mascelle e mandibole con quelle dei grandi carnivori. Ma anche i nostri arti, abbiamo infatti mani prensili, adatte a raccogliere frutti, non artigli per sventrare, non muso appuntito per penetrare nelle viscere degli animali previamente squartati con gli artigli.
    In quanto alla presunta antiradicalità della Devetag, le ricordo che la galassia radicale da sempre si ispira alla nonviolenza gandhiana. E che voler rispettare gli esseri senzienti – tali sono gli animali non umani – non significa essere proibizionisti, ma solo rispettosi dell’altrui esistenza, quindi nonviolenti, quindi radicalmente inclusivi della libertà e vita (senziente) altrui.

  • 20 febbraio 2013 in 1:55
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    Caro Giovanni,
    il leone, se non mangia la gazzella, muore di fame.
    Noi no, come dimostra il numero sempre in continua ascesa dei vegani.
    Il nostro intestino, se proprio vogliamo essere precisi, è assai più affine a quello lungo degli animali erbivori, che non a quello corto dei predatori naturali.
    Noi non siamo predatori naturali, per capirlo basta mettere a confronto le nostre mascelle e mandibole con quelle dei grandi carnivori. Ma anche i nostri arti, abbiamo infatti mani prensili, adatte a raccogliere frutti, non artigli per sventrare, non muso appuntito per penetrare nelle viscere degli animali previamente squartati con gli artigli.
    In quanto alla presunta antiradicalità della Devetag, le ricordo che la galassia radicale da sempre si ispira alla nonviolenza gandhiana. E che voler rispettare gli esseri senzienti – tali sono gli animali non umani – non significa essere proibizionisti, ma solo rispettosi dell’altrui esistenza, quindi nonviolenti, quindi radicalmente inclusivi della libertà e vita (senziente) altrui.

  • 19 febbraio 2013 in 22:58
    Permalink

    Condivido le risposte date da Maria Giovanna. La sperimentazione su modello Animale continua a dimostrare la sua inutilità con nuove revisioni dei risultati ottenuti anche in recenti studi, che dimostrano l’inattendibilità dei dati acquisiti. Troppo spesso si grida al miracolo e ci si deve confrontare con insuccessi quando si arriva alla sperimentazione clinica. Troppo spesso ci troviamo farmaci che riportano effetti collaterali deleteri e questo anche nel lungo periodo. Cancro , aids, sclerosi e tutte le più gravi patologie continuano a mietere vittime anche se da molti anni si stanno uccidendo Animali inutilmente. La giustificazione del “meglio l’Animale che l’Uomo” non ha nessun nesso ragionevole, uccidere gli Animali per sperimentare su di loro tecniche o farmaci è scientificamente inutile oltre che aberrante. L’umano , se è così intelligente come afferma , deve recuperare il tempo perso e trovare strade più sicure che possano dare sicurezza alla Gente.

  • 19 febbraio 2013 in 22:58
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    Condivido le risposte date da Maria Giovanna. La sperimentazione su modello Animale continua a dimostrare la sua inutilità con nuove revisioni dei risultati ottenuti anche in recenti studi, che dimostrano l’inattendibilità dei dati acquisiti. Troppo spesso si grida al miracolo e ci si deve confrontare con insuccessi quando si arriva alla sperimentazione clinica. Troppo spesso ci troviamo farmaci che riportano effetti collaterali deleteri e questo anche nel lungo periodo. Cancro , aids, sclerosi e tutte le più gravi patologie continuano a mietere vittime anche se da molti anni si stanno uccidendo Animali inutilmente. La giustificazione del “meglio l’Animale che l’Uomo” non ha nessun nesso ragionevole, uccidere gli Animali per sperimentare su di loro tecniche o farmaci è scientificamente inutile oltre che aberrante. L’umano , se è così intelligente come afferma , deve recuperare il tempo perso e trovare strade più sicure che possano dare sicurezza alla Gente.

  • 19 febbraio 2013 in 19:53
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    p.s. Comunque: La talidomide fu inventata dalla ditta tedesca Chemie Grünenthal e fu messa in commercio DOPO 3 ANNI DI PROVE SU ANIMALI. Anche altri paesi, come l’Inghilterra e la Svizzera, dopo aver acquistato la licenza provarono l’innocuità assoluta di uno degli enantiomeri del farmaco sugli animali.
    OPS si erano però scordati gli animali in gravidanza… ma guarda un po’questi ricercatori come sono seri!

  • 19 febbraio 2013 in 19:53
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    p.s. Comunque: La talidomide fu inventata dalla ditta tedesca Chemie Grünenthal e fu messa in commercio DOPO 3 ANNI DI PROVE SU ANIMALI. Anche altri paesi, come l’Inghilterra e la Svizzera, dopo aver acquistato la licenza provarono l’innocuità assoluta di uno degli enantiomeri del farmaco sugli animali.
    OPS si erano però scordati gli animali in gravidanza… ma guarda un po’questi ricercatori come sono seri!

  • 19 febbraio 2013 in 19:48
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    “La soluzione è la libertà di ricerca, consapevoli che si deve essere empirici e pragmatici. Sicuramente, fra uno, dieci, cinquant’anni molte cose di oggi saranno superate, non più valide; si saranno fatte scoperte e individuati nuovi metodi. Ma per arrivarci occorre passare attraverso la cruna d’ago della possibilità di ricerca; i divieti e le limitazioni sono la politica dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia, e non risolve nessun problema.
    queste le parole della Coscioni, bene! prndiamole alla lettera! Diamo le stesse possibilità alla ricerca con sperimentazione animale e senza sperimentazione animale.
    Cioè i soldi della sperimentazione divisi in maniera equalitaria tra ricerca CON sperimentazione animale e SENZA animali…. poi, tra qualche anno ne riparliamo e vdiamo cosa è successo! LIBERTA’ vera di ricerca scientifica, non libertà di spartirsi i fondi tra case farmaceutiche interessate alla prosecuzione di questo tipo di ricerca!

  • 19 febbraio 2013 in 19:48
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    “La soluzione è la libertà di ricerca, consapevoli che si deve essere empirici e pragmatici. Sicuramente, fra uno, dieci, cinquant’anni molte cose di oggi saranno superate, non più valide; si saranno fatte scoperte e individuati nuovi metodi. Ma per arrivarci occorre passare attraverso la cruna d’ago della possibilità di ricerca; i divieti e le limitazioni sono la politica dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia, e non risolve nessun problema.
    queste le parole della Coscioni, bene! prndiamole alla lettera! Diamo le stesse possibilità alla ricerca con sperimentazione animale e senza sperimentazione animale.
    Cioè i soldi della sperimentazione divisi in maniera equalitaria tra ricerca CON sperimentazione animale e SENZA animali…. poi, tra qualche anno ne riparliamo e vdiamo cosa è successo! LIBERTA’ vera di ricerca scientifica, non libertà di spartirsi i fondi tra case farmaceutiche interessate alla prosecuzione di questo tipo di ricerca!

  • 19 febbraio 2013 in 19:06
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    Dissento fortemente con il commento di Giovanni.

    Che la vivisezione/sperimentazione animale sia necessaria ormai non mi sembra più dimostrato. La scienza evolve e per fortuna mette continuamente in crisi sé stessa.
    Tra i farmaci messi in commercio e passati dalla sperimentazione animale vi sono casi di successo e casi di disastroso fallimento. Asserire che un modello sia più valido dell’altro da un punto di vista scientifico vorrebbe dire cavillare su caso, eccezioni e stocastica. Vorrebbe dire ridurre la scienza in opinione soggettività e superstizione.

    Il modello di sperimentazione che si avvale di “cavie” vive è ormai in superamento, nonostante le forti resistenze al cambiamento da parte di una gran fetta del mondo scientifico che – per convinzione o per interesse – tarda ad accettarlo.

    Probabilmente ancora non c’è un’alternativa valida per tutto, così come la stessa sperimentazione/vivisezione non è riconosciuta valida per tutto.
    Quindi – di fatto – alternativa a cosa? Ad un metodo che di scientifico e di universale non ha più niente?

    Ma credo non sia questo il punto focale quanto la necessità di riconoscere la colpevole arroganza con cui la nostra specie si eleva sulle altre.
    Trovo agghiacciante, medioevale e ben poco radicale l’affermazione di Maria Antonietta Coscioni sul talidomide.
    Spingendo al limite il suo ragionamento: la colpa delle malformazioni subite da neonati ai quali è stata somministrata – da altri uomini, attraverso la madre – una sostanza artificiale, è da cercarsi nella mancata sofferenza di altri animali.

    Ma quindi quale sarebbe stato il limite accettabile? La sperimentazione (e conseguente sofferenza) su quante specie non umane? In quali numeri? Con quali conseguenze?
    Dopo aver – supponiamo – fatto nascere mille ratti deformi, mille cani deformi, mille primati deformi… il “Mengele” della situazione si sarebbe potuto ritenere sufficientemente contento per scrivere sul bugiardino del farmaco “non assumere se in gravidanza”?

    E se non fosse stato ancora sicuro allora avrebbe potuto provare con neonati, con orfani, con disabili, con ergastolani? Fino a quali limiti sarebbe stato concesso sperimentare su soggetti di vita simili-ma-non-troppo ai privilegiati da salvare?

    Qual è dunque il limite della nostra arroganza? Fino a dove ci è consentito di sentirci padroni dell’universo? Abbiamo davvero il diritto di disporre delle vite altrui?

    Tutto questo ammesso anche che sperimentazione animale/vivisezione dia indicazioni precise e non meramente approssimate, statistiche e specifiche delle singole specie animali.

    Credo che una coscienza radicale dovrebbe avere il dovere di assumersi la responsabilità di essere il cambiamento in prima persona, non di sedersi sulla riva del fiume e aspettarlo lenendo il proprio dolore con la sofferenza altrui.
    Credo che una coscienza radicale dovrebbe battersi sempre e comunque per sconvolgere le fondamenta di sofferenza e prevaricazione dell’arroganza umana.

    Chiunque sia il soggetto di tale sofferenza. A qualunque specie egli appartenga.

  • 19 febbraio 2013 in 19:06
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    Dissento fortemente con il commento di Giovanni.

    Che la vivisezione/sperimentazione animale sia necessaria ormai non mi sembra più dimostrato. La scienza evolve e per fortuna mette continuamente in crisi sé stessa.
    Tra i farmaci messi in commercio e passati dalla sperimentazione animale vi sono casi di successo e casi di disastroso fallimento. Asserire che un modello sia più valido dell’altro da un punto di vista scientifico vorrebbe dire cavillare su caso, eccezioni e stocastica. Vorrebbe dire ridurre la scienza in opinione soggettività e superstizione.

    Il modello di sperimentazione che si avvale di “cavie” vive è ormai in superamento, nonostante le forti resistenze al cambiamento da parte di una gran fetta del mondo scientifico che – per convinzione o per interesse – tarda ad accettarlo.

    Probabilmente ancora non c’è un’alternativa valida per tutto, così come la stessa sperimentazione/vivisezione non è riconosciuta valida per tutto.
    Quindi – di fatto – alternativa a cosa? Ad un metodo che di scientifico e di universale non ha più niente?

    Ma credo non sia questo il punto focale quanto la necessità di riconoscere la colpevole arroganza con cui la nostra specie si eleva sulle altre.
    Trovo agghiacciante, medioevale e ben poco radicale l’affermazione di Maria Antonietta Coscioni sul talidomide.
    Spingendo al limite il suo ragionamento: la colpa delle malformazioni subite da neonati ai quali è stata somministrata – da altri uomini, attraverso la madre – una sostanza artificiale, è da cercarsi nella mancata sofferenza di altri animali.

    Ma quindi quale sarebbe stato il limite accettabile? La sperimentazione (e conseguente sofferenza) su quante specie non umane? In quali numeri? Con quali conseguenze?
    Dopo aver – supponiamo – fatto nascere mille ratti deformi, mille cani deformi, mille primati deformi… il “Mengele” della situazione si sarebbe potuto ritenere sufficientemente contento per scrivere sul bugiardino del farmaco “non assumere se in gravidanza”?

    E se non fosse stato ancora sicuro allora avrebbe potuto provare con neonati, con orfani, con disabili, con ergastolani? Fino a quali limiti sarebbe stato concesso sperimentare su soggetti di vita simili-ma-non-troppo ai privilegiati da salvare?

    Qual è dunque il limite della nostra arroganza? Fino a dove ci è consentito di sentirci padroni dell’universo? Abbiamo davvero il diritto di disporre delle vite altrui?

    Tutto questo ammesso anche che sperimentazione animale/vivisezione dia indicazioni precise e non meramente approssimate, statistiche e specifiche delle singole specie animali.

    Credo che una coscienza radicale dovrebbe avere il dovere di assumersi la responsabilità di essere il cambiamento in prima persona, non di sedersi sulla riva del fiume e aspettarlo lenendo il proprio dolore con la sofferenza altrui.
    Credo che una coscienza radicale dovrebbe battersi sempre e comunque per sconvolgere le fondamenta di sofferenza e prevaricazione dell’arroganza umana.

    Chiunque sia il soggetto di tale sofferenza. A qualunque specie egli appartenga.

  • 19 febbraio 2013 in 15:25
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    Leggo e rileggo quanto qui scritto, e non posso fare a meno di notare la chiara e solare evidenza della coerenza e della validità delle affermazioni di Maria Antonietta Farina Coscioni. La sperimentazione animale (SA), ancora oggi, è necessaria per consentire a TUTTI di avere uno stato di salute ottimale. Spesso, proprio questa SA ci permette di salvare vite umane.

    Non comprendo invece Maria Giovanna Devetag, in particolare quando argomenta che “miliardi di animali ogni anno sono uccisi per farne cibo”. Ma è talmente ovvio che gli animali servono a fare anche cibo e quindi a nutrire noi umani. Non farlo sarebbe come impedire ai leoni di andare a caccia per mangiare. Il nostro apparato intestinale è programmato per essere onnivoro, mi auguro quantomeno che la Devetag non mi voglia togliere la carne da tavola perché sarebbe proprio antiradicale in ogni suo aspetto.

    Giovanni

  • 19 febbraio 2013 in 15:25
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    Leggo e rileggo quanto qui scritto, e non posso fare a meno di notare la chiara e solare evidenza della coerenza e della validità delle affermazioni di Maria Antonietta Farina Coscioni. La sperimentazione animale (SA), ancora oggi, è necessaria per consentire a TUTTI di avere uno stato di salute ottimale. Spesso, proprio questa SA ci permette di salvare vite umane.

    Non comprendo invece Maria Giovanna Devetag, in particolare quando argomenta che “miliardi di animali ogni anno sono uccisi per farne cibo”. Ma è talmente ovvio che gli animali servono a fare anche cibo e quindi a nutrire noi umani. Non farlo sarebbe come impedire ai leoni di andare a caccia per mangiare. Il nostro apparato intestinale è programmato per essere onnivoro, mi auguro quantomeno che la Devetag non mi voglia togliere la carne da tavola perché sarebbe proprio antiradicale in ogni suo aspetto.

    Giovanni

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