Direttiva Bolkestein, Partito Radicale “l’illegalità è la cifra del non Governo”

Direttiva Bolkestein. Comunicato stampa del Partito Radicale: l’illegalità è la cifra del non Governo e a pagare sono sempre i cittadini

Il Partito Radicale è stato l’unico soggetto che da 4 anni presenta alla Commissione europea vari ricorsi per sollecitare procedura di infrazione per violazione della direttiva Bolkestein, denunciando le leggi italiane che hanno prorogato le concessioni balneari o che tentano di aggirare la direttiva europea, come la legge 125/15 sulla sdemanializzazione.

La direttiva Bolkestein, recepita in Italia nel 2010, prevede che le concessioni balneari devono essere assegnate con gara pubblica, ciò garantisce maggiore concorrenza e quindi servizi innovativi a prezzi più bassi per gli utenti. A seguito della sentenza della Corte di Giustizia del 14 luglio scorso la legge italiana che prorogava le concessioni al 2020 è stata dichiarata incompatibile, in modo che non restava altro da fare che indire le gare per l’assegnazione delle concessioni. La legge 160/16, di pochi giorni successiva alla sentenza della Corte di giustizia, ha invece stabilito che le attuali concessioni, in regime di proroga dal 2009, conservano validità fino a quando non verrà riordinata la materia, quindi senza fissare alcuna data.

L’attuale ddl presentato dal governo non fa altro che riaffermare che dovrà procedersi all’assegnazione delle concessioni con gara pubblica ma, ancora una volta, non fissa termini, né durata, rinviando a decreti delegati e lasciando ampio margine alle autonomie locali circa la durata delle concessioni (l’articolo 12 della direttiva europea è chiaro circa la durata limitata).

Da ciò scaturisce la netta sensazione che nessun governo voglia assumersi la responsabilità di rispondere ai sindacati balneari che non può essere mantenuto alcun privilegio e che gli accordi e i trattati internazionali vanno rispettati. In difetto le sanzioni per le infrazioni saranno a carico di tutti i cittadini che quindi subiranno un doppio danno: non usufruire di servizi innovativi a prezzi più bassi, come la concorrenza garantisce, e dover pagare sanzioni per procedure di infrazione all’Europa.

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